lunedì 23 febbraio 2015

Il Lunedì del Locandiere

Mentre ieri, io e la mia ragazza, ci si recava al cinema per acquistare preventivamente i biglietti del concerto dei Queen di Montreal, trasmesso nella maggior parte dei multisala in pochissime date, si parlava del più e del meno. Tra le varie questioni è saltata fuori quella dei film sui supereroi tratti dai fumetti. Belli? Brutti? Utili? Inutili? Siamo giunti ad una conclusione più o meno univoca: il fatto di sfornare una valanga di titoli su più o meno noti personaggi dei fumetti (Marvel, DC chi volete voi) può essere un'arma a doppio taglio.
Non che io sia anti-fumetto, intendiamoci. Anzi, reputo alcune pellicole davvero pregevoli. L'unica mia paura è che si sta sfruttando un branding che, fino a poco tempo fa, era considerato di supernicchia; mentre adesso può essere bene o male alla portata di tutti. Di conseguenza, oggi mi/vi porrò la domanda:

Abbiamo davvero bisogno di tutti questi film sui supereroi?

A cui io vi risponderò:

Sì e no.

Non è una novità il fatto che i supereroi dei fumetti stuzzichino la fantasia dei registi, i quali a loro volta si dedicano alla scrittura di trame più o meno originali, per poi trasporre i superdotati della carta stampata su pellicola cinematografica. Una volta, però, c'era ben poco da fare, certi supereroi non potevano essere trasposti così, senza perdere inevitabilmente qualcosa. Fortunatamente i passi da gigante compiuti nel campo degli effetti speciali, della computer grafica e del motion capture, hanno fornito al mondo del cinema strumenti sempre più potenti per i loro lungometraggi.
Nella storia più o meno recente non mancano esempi illustri (stiamo sempre parlando di lungometraggi eh!) di trasposizioni. Che so un Superman (quello di Christopher Reeve) o un Batman burtoniano (Michael Keaton), da cui poi sono partiti a raffica altri film più o meno di successo.
In tempi più recenti, invece, s'è deciso di buttarsi sul vasto universo Marvel, che, se la memoria non m'inganna, non era stato ancora toccato dalla settima arte.
Infatti, è del 2002 la prima, seria avventura del tessiragnatele più celebre della carta stampata: Spider-man. A onor, del vero, però bisognerà aspettare ancora 10 anni, per vedere uno Spider man come Dio comanda; poiché la trilogia raimiana ha fatto più danni che benefici, mandando in bestia certe fette ultraortodosse della popolazione lettrice di fumetti. Ma le avventure targate Marvel, più o meno fallimentari, non finiscono qui: Ghostrider (2007) è stato qualcosa di indecente.
Il cambio di rotta dei film sul marvelverso si assiste, però, l'anno successivo quando esce Iron Man, pellicola sul celebre e discusso nababbo in armatura. La strada del successo è aperta? Apparentemente sì. Vengono sfornati altri piccoli capolavori come Iron Man 2, Capitan America, Thor et similia. Tutti capitoli preliminari per spianare la strada a quel capolavoro di genio e lungimiranza che è The Avengers (2012).
Ad offuscare, leggermente, questa parabola ascendente, ci pensa l'altrettanto sontuosa trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan.
Come tutte le traiettorie paraboliche c'è, però, un culmine. Il punto in cui l'oggetto si trova nella posizione più alta dal suolo, nel caso in cui noi, per ipotesi, lanciamo un oggetto da terra. Anche film, saghe e quant'altro hanno conosciuto i loro culmini, per poi cadere nel dimenticatoio o, semplicemente, per tornare alla posizione 0 da cui sono partiti. Cosa voglio dire con questo?
Il fatto puro e semplice consiste nell'inquietante brulichio di titoli Marvel che, a mio parere, hanno un doppio effetto:
a) il primo è quello di consentire incassi facili a chi produce le succitate pellicole. Complice anche la condizione che non sempre si necessitano di sceneggiatura originali. Per parlare di un supereroe, cinematograficamente parlando, basta solo prendere un frammento della sua vita cartacea, imbellettarle con qualche dettaglio, magari non necessario e PAM! riversarle sul mercato cinematografico, sperando di ottenere l'approvazione del grande pubblico e della cricca di lettori accaniti.
b) condizione sufficiente, ma non necessaria. Si spera che lo sfruttamento di un qualsiasi nome di una qualsiasi casa possa far crescere gli introiti della stessa. Vuoi per l'acquisto di fumetti, derivato dall'interesse suscitato dalla pellicola; vuoi anche per lo sfruttamento dei diritti correlato alla creazione di gadget, videogame, costumi e tutto ciò che ne consegue.

Già, perché se il grande pubblico ha dimostrato un forte interesse per le avventure dei supereroi; alcuni ultraortodossi lettori si sono trovati delusi. Trasporre il cartaceo alla pellicola è un'impresa più che titanica, a volte è anche impossibile. Ancor oggi, a tre anni di distanza, mi meraviglio del fatto che, non solo siano riusciti a mettere insieme un film degli Avenger; ma che sia stato anche un successo incredibile. In effetti il dubbio albergava nel cuore di molti.
Quando si sceglie di girare un film preso da libri/fumetti bisogna tenere in considerazione un sacco di fattori. Il primo e più eclatante, ovviamente, consiste nella perdita di certe parti. Spesso la carta comunica informazioni e sentimenti che la miglior pellicola del mondo non potrà mai dare, ma è una conseguenza naturale, non ci si può fare nulla. Così come non esisterà mai una trasposizione cinematografica perfetta di un supereroe, non ce ne sarà una dei libri di Martin, piuttosto che di quelli di Tolkien o di chi volete voi. Limiti insuperabili, ma di cui si accetta apertamente la sfida. L'universo Marvel, quello DC, quello di-chi-volete-voi è molto complesso, benché si basi sulla realtà quotidiana. Non è tanto la complessità data dal numero di personaggi a spaventare, quanto piuttosto l'impossibilità materiale di rappresentare e caratterizzare completamente un personaggio. L'esempio illustre è forse Iron Man. In generale è passata l'idea che, Tony Stark, non è altri che un "Genio, playboy, milionario, filantropo...." e non anche un alcolizzato, con tendenze all'autodistruzione. Beh del resto come si potrebbe far capire tutto ciò in due ore e spicci di film?
L'altro grosso problema delle trasposizoni riguarda il cast. Molti fan hanno espresso scontentezza o entusiasmo nei confronti delle scelte attuate; in certi casi devo dar loro ragione, Andrew Garfield è uno Spiderman molto migliore rispetto a quell'abbozzo d'uomo di Tobey Maguire. Ma i malumori riguardano anche pellicole in fase di progettazione; esempio illustre è la celebre diatriba: Benedict Cumberbatch può interpretare esaustivamente il Dottor Strange? I fan si scindono in base a conservatori (più ligi alla rappresentazione in toto del personaggio e delle sue avventure) e progressisti (che sono fan fino ad un certo punto, basta vedere dei begli omoni o belle donnine).
Sempre per quanto riguarda al cast esiste una problematica non indifferente. Chris Hemsworth non resterà Thor per sempre, così come Chris Evans non resterà Capitan America per sempre. Altrettanto faranno Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Andrew Garfield, Robert Downey Jr. e via dicendo.
Molti artisti hanno utilizzato questi film come trampolini di lancio; ma non è detto che resteranno fedeli al personaggio per tutto il resto della loro vita.

A onor del vero, quest'ultimo è pur un aspetto insignificante. Anche cambiando attore, se il succo del film c'è, tanto meglio. Il vero problema consiste nella valanga di pellicole in programmazione. Cavalcando l'onda del successo di The Avengers, sono state fatte promesse di seguiti, reboot e di novità riguardanti personaggi mai sfiorati. Del resto hanno meritato le luci della ribalta i più famosi, quelli che almeno una volta nella tua vita, anche se non sei un esperto, hai sentito nominare: l'Uomo Ragno, Hulk, Thor, Capitan America, Wolverine, Iron Man (un po' meno). Ai non addetti ai lavori può venire spontanea una domanda: chi cazzo è Ant-man? Già, chi è? Non per offendere nessuno, ma per chi ha sempre tenuto un bassissimo o nullo profilo di fronte al mondo dei fumetti, i film dedicati a certi personaggi non lampanti possono essere un'arma a doppio taglio. Potrebbero esaudire i desideri dei fan e avvicinare i digiuni a nuovi orizzonti, tanto quanto possono fallire negli scopi di cui sopra.

A mio modesto parere la mole di titoli in uscita è, forse, troppo imponente. Troppo imponente per un pubblico che può anche non essere eternamente ben disposto nei confronti delle case produttrici. Credo, anzi, che un'eccessivo sfruttamento dei vari brand non avrà altra conseguenza che stancare il pubblico, frustrando, magari, eventuali proposte fumettisticamente e cinematograficamente interessanti. Per ora l'astro del cinema dei supereroi brilla più alto che mai, ma per quanto brillerà ancora? Fra qualche anno saremo ancora qui a parlare di trionfi o fiaschi di Marvel/DC et similia, o chissà di quali altre novità cinematografiche?
A voi la parola cari Avventori.

Matt - Il Locandiere

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