lunedì 15 settembre 2014

Il Lunedì del Locandiere

Come vi dissi nelle News del mese, il Lunedì del Locandiere non fa solo da tribuna politica, ma si diletta anche nell'esporvi opinioni varie ed eventuali. Perciò, per introdurre l'argomento di oggi farò uso di un'immagine significativamente qualunquista, che ben riassume una larga fetta dell'utenza internettiana di bassissimo livello.


La foto è stata recuperata a caso da quell'immenso crogiuolo di indecenza e semplicioneria che altri non è se non Faccialibro.
La mia prima reazione è stata: oh dear! Ci risiamo!
Contestualizziamo la faccenda, che è meglio.
Voi tutti sapete dell'infausta sorte toccata  all'orsa Daniza o Daniça, oppure ancora Danzica, come ho avuto modo di sentire da qualche animalaio inferocito. Già, ironia della sorte questo magnifico esemplare di orso bruno è scampato al piombo di cacciatori ed altra gente poco raccomandabile, ma è morta per le conseguenze di un'anestesia. Le dinamiche, in fin dei conti, sono poco chiare: non si sa se l'anestesia ha provocato una reazione avversa, oppure se i dosaggi sono stati sbagliati.
Che sia l'una o l'altra versione, cui prodest? Cioè a chi giova?
L'orsa è morta e il popolo della rete è infuriato.
Trovo davvero significativo che, in pratica, tutti quelli che si sono incazzati l'hanno fatto comodamente sistemati dietro un monitor, un tablet o uno smartphone. E del resto che ci si poteva aspettare dagli nazimalisti 2.0 della domenica?
Il fatto che poi eminentissime menti (ironico) tipo l'onorevolissima Brambilla abbiano gridato all'assassinio, mi ha fatto letteralmente sbellicare dalle risate. Mentre ascoltavo la suddetta berciare alla radio, chiedendo a gran voce le dimissioni di non ricordo più chi (eeeeh??? le dimissioni politiche? Seriously?), per poco non finivo coinvolto in un frontale con un tir. Grasse risate, magre figure.

Riassumendo: Daniça (o Daniza, come volete) è morta. Gli animalisti internettiani insorgono, propongono di boicottare il Trentino, ci offrono indegni spettacolini strappalacrime. Il tutto mentre certi personaggi cercano di cavarci fuori un utile politico dalla faccenda.

Fra tutti i casini che l'evento ha sollevato, quello che mi preme sottolineare di più è uno ed uno soltanto: l'umanizzazione dell'animale.
Recentemente, ossia da quando internet è diventato davvero democratico, esistono gruppi più o meno vasti di utenti che si definiscono animalisti e che, come una setta, condividono una strana e morbosa passione per gli animaletti pelosetti e carini, nella fattispecie cani, gatti e quadrupedi pucciosi. Fenomeno patologico per eccellenza, che non risparmia nessuno.
Quando si parla di animali, in particolare di sperimentazione animale e/o violenza su animali-vivisezione, esistono opinioni discordanti. Tuttavia, sempre più spesso, i flussi di idee convergono su una ed una sola incrollabile verità: gli animali sono migliori degli esseri umani.
Ma migliori in che senso? Un pinguino imperatore amministra meglio la giustizia? Un airone è un miglior cardiochirurgo?
Questo assioma può essere in realtà messo in discussione non appena ci si addentra di più nel discorso, facendo emergere tutta la pochezza e il qualunquismo che anima il sedicente animalista. Non è un mistero che animali più o meno domestici vengono sempre più caratterizzati con tratti umani.
Dire che un animale domestico non possa provare dolore è falso quanto dire che, poniamo, un cane e un figlio siano allo stesso livello, sia dal punto di vista affettivo che dal punto di vista, diciamo, dei diritti. Ora, a meno che voi non partoriate ibridi, l'idea di equiparare un animale ad una persona, a mio avviso, è folle.
Certo, si usano nel gergo comune battute del tipo: Eh sì, al mio Billy manca praticamente la parola! oppure Billy è come se fosse un figlio per me!
L'attaccamento morboso agli animali domestici è sintomo che qualcosa non quadra. Ora, non che io sia uno psicologo, nemmeno un antropologo, ma sommergere letteralmente un animale domestico con amore, affetto o effusioni generiche è deleterio sia per la persona, che per l'animale stesso.
Quanto può essere problematico per un animale ricevere tonnellate di sentimenti melensi e ingiustificati?
Tenere un animale domestico non è cosa banale, essendo noi incapaci di comunicare direttamente con i suddetti (tipo: ue Billy come va lo spread oggi???) arrabattiamo qualcosa affidandoci anche a chi ne sa più di noi, addestratori o studiosi del comportamento, cioè gente che ha un titolo, non il diploma di Giulia passione veterinaria. Un cane o un gatto, che tendenzialmente sono i pet più gettonati, devono vivere una vita tranquilla e per farlo hanno bisogno della giusta dose di affetto, come della giusta dose di severità, come del resto necessitano anche dei loro spazi. Passare ogni secondo del giorno addosso all'amato Fido o Micio, riversando su di lui la nostra frustrazione per essere dei completi falliti in campo relazionale, non fa bene all'animale. Si sentirà oppresso oppure, come nel caso del cane, potrebbe anche sentirsi in diritto di predominare sul suo padroncino, diventando ingestibile.
Queste non sono dimostrazioni scientifiche che richiedono conoscenze di chissà quali concetti, è esperienza direttissima. Passa il tempo a riversare quintali di stupide effusioni addosso ad una povera bestia e la tirerai su rincoglionita.
Eppure commenti come quelli sopra permangono e vengono rinnovati ogni giorno. OGNI SANTO GIORNO. Con gente che se la suona e se la canta, sfruttando il giornalismo sensazionalista (di cui abbiamo avuto un assaggio qui), con false notizie riguardo a questo o quel cucciolo puccioso abbandonato, picchiato o semplicemente non troppo amato. Non parliamo poi degli insulti e delle minacce che i sostenitori della sperimentazione animale hanno incassato e si sono portati a casa.
A onor del vero certe notizie fanno rabbrividire, tanto i canili lager quanto i raid nazimalisti agli stabulari dell'UNIMI, visto che entrambi sono reati e il fine non giustifica mai i mezzi, qualsiasi siano i nostri scopi.
Pur tuttavia questo trend rimane e io...


Tornando al fulcro della questione, ossia Daniça, e a tutto il polverone che si è sollevato in seguito alla sua prematura dipartita, il trend degli animalisti non s'è fatto aspettare nemmeno questa volta.
Come ho avuto modo di dirvi la rete è il non plus ultra della democrazia, indi per cui tutti hanno il diritto di esprimersi. Peccato che tra costoro vi sia gente che abbia idee poco chiare o che, come nel caso dell'affaire Daniça abbia una concezione distorta del rapporto uomo-animale. Il risultato? Pa-pam, ce l'avete in bella mostra all'inizio dell'articolo.
Ben lungi all'essere favorevole ad ogni tipo di abuso perpetrato ai danni di qualsivoglia animale (qualsivoglia eh! Mica solo quelli pucciosetti e pelosini), d'altra parte non mi ritengo nemmeno tanto imbecille da voler riversare tutto il mio affetto su un animale, che pur essendo il più intelligente, il più bravo, il più bello, il più quieto il più quelcazzochevolete del mondo, resta comunque un animale e, quindi, va trattato con un rispetto diverso, riservato a loro e non alle persone.
Eppure l'inversione di tendenza non solo è cosa comprovata da più fenomeni, ma anzi si sta aggravando! Come dimostrano sempre più spesso i vari uTonti che si definiscono amanti degli animali. Si è arrivati al punto di trattare i nostri simili alla stregua di bestie e le bestie alla stregua dei nostri simili.
Benché tutto ciò abbia del patologico, come vi ho detto, molti si ostinano a non riconoscere la condizione; così ci troviamo la signora che ciarla del suo figlio peloso, mentre per gli omosessuali riserva parole di fuoco. Oppure ancora la non più teenager alternativa-veg (ricordo, non tutti i vegani sono detestabili, alcuni sì) che odia a prescindere tutte le persone che non la pensano come lei, augurando loro del male; ma che va in brodo di giuggiole davanti a tenere foto di gattini patatosi su internet. Chissene frega se magari il fotografo ha obbligato i micini in questione a stare immobili per ore, alla ricerca della foto perfetta.
Ma ehi! Questa è solo la punta dell'iceberg.
Questo status patologico generale meriterebbe più attenzione; anche da parte dell'INPS, che provvederebbe a erogare una pensione di invalidità ai succitati soggetti, palesemente non in grado di intendere e di volere.
Senza fare del sarcasmo, trovo significante il fatto che molta gente che, sempre virtualmente, si è mobilitata contro la povera orsa Daniça è stata, più o meno, la stessa che ha manifestato tanta sprezzante supponenza nel liquidare la morte del diciassettene Davide Bifolco, anche lui, per quel che ne possiamo sapere, ucciso da un errore di un'altra persona. Due tragedie dissimili, due pesi e due misure; ma Daniça è già stata praticamente fatta santa all'unanimità dalla rete, mentre il giovane napoletano è stato bollato come camorrista, delinquentello, ecc ecc. Quindi è lecito chiedersi, davvero sarà questa la normalità? Spero di no.
Per la mia esperienza posso dire di amare gli animali, li rispetto e li tratto come tali. Un gatto non potrà mai sostituire un figlio, come Daniça non può neanche lontanamente essere paragonata alla Franzoni, per ovvi motivi.
Fortunatamente non sono l'unico a ritenere questo animalismo 2.0 assurdo, ridicolo e pedestre. Uno scimmiottamento di quello che dovrebbe essere davvero l'amore per gli animali, che ci spinge a combattere la caccia e la pesca di frodo, a difendere i capi di bestiame degli allevatori e/o i predatori che li mettono a rischio (visto che le mucche sempre animali sono, anche se vengono squartati da una povera orsa con dei cuccioli).
Ma la rete vuole le teste di qualcuno. Panem et circenses, come potrebbe dire qualche autore latino. Il pubblico del web vuole il sangue del colpevole dell'assassinio (assassinio?) della povera Daniça e non si daranno pace finché non lo avranno.
Mica vero, perché, come sempre, la faccenda andrà per le lunghe e noi tutti ci dimenticheremo della triste sorte dell'orsa. Daniça diventerà prima un vago ricordo, poi un boh cosmico nella nostra mente tutta intenta concentrarsi su nuove foto di micini pelosini o cagnetti pucciosi. W l'animalismo 2.0.

Matt - Il Locandiere

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