mercoledì 9 luglio 2014

Opinioni eretiche di un apostata calcistico

Come annunciato ieri sera oggi si parla di calcio.
Ma di quel calcio?
Sì, non dell'omonimo elemento chimico dal peso atomico di 40 u.m.a. Oggi si parla di sport.
Ma mica lo schifavi il calcio? Cos'è, oste della malora, ti sei ravveduto?
Per niente, continuerò a mal tollerare il calcio  finché il tristo mietitore non reclamerà la mia anima peccatrice. Comunque, come vi accennavo nell'ultimo appuntamento del Lunedì del Locandiere, prima della pausa estiva, non disdegno di darne un'opinione pacata. E, quindi, eccoci qua.
Come potete evincere dal titolo si tratta di opinioni di un eretico, cioè di qualcuno che, secondo l'opinione comune, sbaglia. Un eretico apostata per di più! Quindi non prendete le mie parole come se fossero oro colato.


Una domanda vi sorgerà spontanea: hai mica guardato la partita???
In un certo qual senso, sì. Ieri sera mi stavo giusto lambiccando il cervello su quale film recensire oggi; ma alla fine, l'argomento è venuto da sé, sentendo mio padre sbraitare dalla cucina: QUATTRO A ZERO! QUATTRO A ZERO! CHE IMBARCATA!
Pensavo si riferisse alla Germania...e invece.
E invece i verdeoro subivano una Surprise Anschluss dai discendenti del Sacro Romano Impero; penetrazione anale ancor più dolorosa per i cari amici brasileiri se contiamo che, ahinoi, al mattino si alzano e mangiano pane e calcio (non l'elemento chimico), prima di giocare una partita al campetto.
La conclusione? Palese, 7 a 1 per gli ospiti e umiliazione scottante per i padroni di casa.
Questa mattina, mentre cercavo degli articoli di ben altro taglio, m'è salita la curiosità e ho dato un'occhiata alle prime pagine virtuali di alcuni dei maggiori quotidiani mondiali, tipo Il Corriere della Sera, il Süddeutsche Zeitung, il Daily Mail ed il Folha de S. Paulo (tanto per dare voce a tutti). Inutile precisare che le home sono piene zeppe di articoli, foto ed editoriali sulla débâcle sportiva dei poveri verdeoro nazionali.
Una sconfitta che brucia e sgomenta per vari motivi:
  1. Nell'immaginario collettivo eretico (cioè del suddetto), il Brasile è IL calcio. Probabilmente i bimbi del Brasile nascono abbracciati ad un pallone, piuttosto che avvinghiati al cordone ombelicale. Del resto non ci si può nemmeno stupire: il Brasile è uno stato in forte crescita, ma che, purtroppo, vive tutte le contraddizioni di quelle nazioni che acquistano rapidamente un certo benessere, c'est à dire: criminalità, droga e povertà. Il bimbo brasiliano che vive sulla sua pelle tutte queste problematiche, di certo, non sogna di fare l'astronauta o il fisico delle particelle, no. Sogna una vita rincorrendo perennemente un pallone, sogna di vincere e, soprattutto, sogna di fare tanti soldi, ça va sans dire. Non perché sia spregevole, non perché sia avido; ma perché tutti i sogni, specialmente quelli delle persone meno abbienti, sono imbellettati da fiorenti conti bancari, fama, successo e, se non guasta, belle donne. Da qui nasce l'ideale del brasiliano come esperto giocatore di calcio. Cosa che, per certi versi, vale ancora in molte squadre.
  2. La Germania è uscita da un europeo così così, battuta dall'Italia, col Balo nazionale (ai tempi osannato e ora denigrato) che si toglieva la maglietta, ostentando potenza e addominali scolpitissimi ad una Merkel stupefatta. Ricordiamo anche che il mondiale sudafricano si era concluso abbastanza positivamente per i calciatori teutonici, che avevano raggiunto un non deprecabile terzo posto. E nel 2014? Tutti dicevano che la Germania era forte, a cazzodurissimo proprio; ma era poi vero? Le fasi a gironi sembravano così infinite e guarda dove siamo arrivati...
  3. Una nazionale che gioca in casa dovrebbe essere avvantaggiata; sia per il terreno di gioco, che dovrebbe conoscere come le proprie tasche, sia per il tifo, accanito sicuramente (vedi anche punto 1). Così ci si aspettano grandi gesta dai padroni di casa e, a fronte di un'eventuale sconfitta, ci si aspetta un minimo di dignità. Che so: 1-0, 2-0. Perdere ai rigori, ai minuti supplementari. Ci poteva stare, si poteva dare la colpa al caso, alla sfortuna, alla stanchezza o al tifoso brutto che c'era in curva. Certo un risultato così negativo, oltre ad essere quasi impossibile da digerire, è anche molto, ma molto difficile da giustificare. Detto in breve, per la stampa nazionale il Brasile era favorito, non perché tatticamente o fisicamente superiore; ma perché era cosa dovuta: è la nazionale che gioca in patria, come puoi non vincere? Si può.
Morale della storia, al calar delle bande alemanne nell'area avversaria, i poveri giocatori tutti samba e carnevale han pensato bene di fare come don Abbondio, ossia scappare sgomenti. Conclusione: i tedeschi se ne vanno, alzandosi dal fiero pasto satolli dopo sette portate; mentre i brasileiri non hanno preso altro che un caffé. Il contentino insomma.
Come se l'umiliazione non fosse sufficiente, la nazionale brasiliana ha affrontato e dovrà affrontare nei prossimi mesi critiche e maledizioni varie ed eventuali; nonché la disperazione dei propri sostenitori, i quali, dopo una prima fase di costernazione e delusione, sono passati alla rabbia e al risentimento, dando il via ad una serie di pericolosi disordini. Vi immaginate se fosse successa una cosa del genere in Italia?

Eh...e in Italia? Fortunatamente il tifoso medio italiano quaglia quaglia, ma non fa mai a bottigliate e sprangate per la propria nazionale, il malcontento è sempre perenne, quindi non ha senso agitarsi poi tanto. Meglio accoltellarsi per i giocatori di qualche club, passando poi per bravi ragazzi che andavano semplicemente a vedere una partita (ogni riferimento a fatti o persone vive/decedute è puramente casuale, non me ne vogliate).
Quindi lasciamo il Brasile e la sua nazionale nelle grane per tornare a bombazza qui, nel Bello Stivale spaccato in due dal maltempo.
Come l'hanno presa i miei connazionali la sconfitta del Brasile?
Stranamente bene. A quanto pare quest'anno rosicavamo talmente tanto che qualsiasi grande sconfitta ci avrebbe portato beneficio. Ma benefici di che?
Certo, non sono mancati i sostenitori dei verdeoro, tutti impettiti e intenti a difendere i loro pseudo-beniamini dall'altra parte dell'Oceano. Brutta Germania, cattiva Germania!
C'è ovviamente anche chi l'ha buttata in chiave politica paneuropeista. Difficile vedere una manovra merkeliana in una débâcle sportiva, ma tant'è. La Merkel comanda anche il NWO a quanto pare. Non sarebbe stato più onesto dire: "Beh dai, la Germania ha giocato alla grande; si vedeva che il Brasile senza Neymar era come perso"?
Ovviamente no.
Troppo facile tagliare corto, dove starebbe poi tutto il divertimento delle discussioni da baretto?
Ma poi, a che pro godere di questa sconfitta?
Ad un onesto fan del calcio una sconfitta brasiliana sarebbe parsa quasi dovuta (certo, forse avrebbe riflettuto un po' sul risultato ma tant'è), nulla di più. Ma, putroppo, la nostra abitudine di far finire le questioni a tarallucci e vino ci spinge a gufare e a godicchiare delle pesanti sconfitte degli avversari. Ma cosa resta dopo? Qualche battuta al vetriolo sulla home di FB, un cattivo divertimento passeggero e, ahinoi, il fegato un po' roso dall'invidia di non essere stati al posto del vincente. Non credete? Io sì, pur essendo eretico.

Matt - Il Locandiere

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