mercoledì 11 giugno 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Con questo caldo debilitante meglio guardare un film che ci ricorda di posti freschi, senza la canicola che attanaglia la Brianza tutta, senza che la sua morsa diminuisca durante le ore notturne. Sì, sarebbe figo parlarvi di che so: Balto o di altri film sul gelo e sul fresco. Dico sarebbe, poiché sono un gran bastardo e vi parlo di un altro film, che ci porta in luoghi stupendi, ma decisamente poco poco freschi. No h8 pls.


El Alamein - La linea del fuoco


Titolo: El Alamein - La linea del fuoco
Regia: Enzo Monteleone
Durata: 114 min
Anno: 2002
Genere: Drammatico, guerra
Cast: Pierfrancesco Favino, Emilio Solfrizzi, Paolo Briguglia, Luciano Scarpa, Thomas Trabacchi.

Trama: Ottobre del 1942, il giovane soldato Serra viene destinato al 28° Reggimento Pavia, che occupa uno dei settori più a sud lungo la linea difensiva dell'Asse in Nord Africa. Arriva al fronte con spirito patriottico, certo (come tutti gli italiani a casa) che la vittoria contro le truppe inglesi sia ormai imminente. Purtroppo la realtà è ben diversa. Serra dovrà affrontare le privazioni e le terribili condizioni che comporta la guerra nel deserto; mentre gli inglesi si preparano a lanciare una massiccia offensiva.



Parliamone: uno dei tanti film di guerra? Per niente; per il ciclo la guerra degli italiani, ecco una pellicola davvero pregevole, che ha vinto alcuni premi, ma che purtroppo si è portata dietro qualche criticuccia.
Beh, innanzitutto sappiamo tutti cosa rappresenta la battaglia di El-Alamein per noi italiani (No? E allora andate a leggere qui, animali!). Fu una delle tante battaglie che segnarono la svolta del 1942, ovvero quel punto in cui la marea nazifascista venne arrestata e gli Alleati iniziarono a riguadagnare terreno, iniziando la liberazione dei territori occupati.
Come ho sempre sostenuto, guerre e battaglie, vinte o perse che fossero, vengono sempre ricordate con gli ufficiali e i generali che le hanno pianificate e condotte; così in pochi, anzi, in pochissimi si ricordano di quelli che sono andati a combattere e a morire per i suddetti strateghi. La pellicola di Monteleone, invece, ci da uno spaccato della vita dei semplici soldati, alle prese con le loro sfide quotidiane, con la morte in agguato dietro ogni sasso, dietro ogni carcassa; che può arrivare dalla pallottola di un cecchino, da una mina o dall'alto, a causa dell'artiglieria nemica.


Così, involontariamente o no, la pellicola è piena di quei leitmotiv tanto cari alla letteratura, per cui in alcuni stacchi o passaggi, ci sembra di rivivere dei brandelli de Il deserto dei tartari. Tanto per dirne una: una sottile striscia di deserto, minato e letale, separa gli italiani dagli inglesi. I soldati del Regio Esercito sanno che al di là di quella sottile striscia di deserto c'è il nemico; ma non lo vedono e non lo sentono. Si accorgono della sua presenza solo dagli sporadici bombardamenti dell'artiglieria.
Altro tema introdotto è quello del deserto. Il deserto ha sempre affascinato l'uomo: di giorno è rovente, mentre di notte è gelido. Il vuoto immobile del deserto mette i soldati nella condizione di poter riflettere, cosa che magari in un mutevole paesaggio di campagna, durante la guerra lampo, non riesce loro.
Ed in effetti, in più di un'occasione i protagonisti del film si fermano a riflettere davanti all'enorme vuoto. Sono pensieri piuttosto semplici, fatte da persone semplici che, prima della guerra, avevano occupazioni modeste. Anche il soldato serra, giovane, volontario e universitario, riesce a comprendere la tragedia che si consuma ogni giorno tra le roventi sabbie del deserto libico.


E qui c'è un altro tema, che è tanto caro agli storici: la propaganda. Non ci vuole un genio militare per capire che un esercito va avanti solo se ha uomini, munizioni, viveri, supporto di artiglieria e carri, rifornimenti e rimpiazzi. La propaganda del regime fascista in patria, ovviamente, passava sotto silenzio la situazione tragica che vivevano i soldati in Africa; tant'è che Serra, appena arrivato, chiede se è vero che a breve le truppe italo-tedesche entreranno ad Alessandria, ottenendo solo scherno e risposte amare.
Neanche quando la disfatta è ormai palese gli ufficiali superiori si dimostrano all'altezza, negando l'evidenza dei fatti e adducendo alla fuga precipitosa delle truppe dell'Asse il titolo di "ritirata strategica". Oltre ai soldati solo un'altra persona è consapevole della sconfitta, un generale, il cui nome viene taciuto, che seppellisce il suo attendente, morto durante un raid aereo. Ai soldati in ritirata si rivolge con parole ormai prive di speranza.


Altri temi possono essere ricondotti ai personaggi che sembrano usciti da un diario di guerra o da una striscia delle Sturmtruppen (non per ilarità); ovvero: il sergente che è stato prigioniero degli inglesi, il tenente stanco della guerra e che combatte per i suoi uomini e non per la causa, i soldati veterani che insegnano al giovane rimpiazzo come sopravvivere nel deserto.
Particolarmente interessante, infine, è la storia dei 3 miracoli che ogni soldato ha a disposizione una volta giunto al fronte in Africa. Questi miracoli lo proteggono da situazioni che, di solito, lo avrebbero ucciso.
Finiti i miracoli, il soldato deve aggrapparsi alla fede e pregare di non lasciarci le penne.

Matt - Il Locandiere

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