venerdì 6 giugno 2014

Speciale Storia. 70° Anniversario dello sbarco in Normandia: D-Day.

Curiosamente, nel Marzo del 1944, Erwin Rommel, che si trovava in Francia al comando di parte delle truppe responsabili del fronte occidentale, dichiarò in una delle tante interviste rilasciate ai giornalisti in visita presso il Vallo Atlantico: <Ora siamo pronti, vengano pure! Noi siamo in grado di accoglierli. se ci sarà uno sbarco, tutto si deciderà sulla spiaggia. Quello sarà il giorno più lungo della guerra>.
In effetti "il clown del circo nazista" (così lo amavano definire gli ufficiali dell'entourage di Von Rundstedt) capì le conseguenze che un'invasione avrebbe avuto sull'andamento del conflitto. Fortunatamente per lui, non avrà il disonore di vedere sbriciolarsi le sue tanto decantate difese costiere; infatti Rommel, il 6 Giugno, si trovava nella sua casa ad Herrlingen per festeggiare il compleanno della moglie. La sua assenza al fronte venne giustificata dal fatto che non era il comandante in capo; anche se Eisenhower non si tirò indietro dal fare un'osservazione piccata: <Ancora una volta Rommel ha pensato a salvarsi la reputazione>, in riferimento al fatto che durante le prime fasi  della battaglia di El Alamein il generale tedesco era assente.

Una delle tante fortificazioni presenti lungo la costa della Normandia
Ma torniamo a quella fatale notte, tra il 5 e il 6 di Giugno dell'anno 1944; torniamo ai nostri soldati che, sulle navi, si apprestavano a sbarcare sulle coste della Normandia. Possiamo ben immaginare lo stato d'animo in cui si trovavano: i più soffrivano il mal di mare, altri fumavano nervosamente, altri ancora, però, avevano ancora sufficiente senso dell'umorismo per fare qualche battuta. All'improvviso ci fu un rombo assordante sopra le loro teste: migliaia di aerei volavano sulla Manica diretti in Normandia.
Quella visione rassicurò non poco i soldati sulle navi, anche perché sapevano che sugli aerei, oltre agli equipaggi dei bombardieri mandati a colpire i punti strategici lungo la costa, c'erano anche gli aerei dei paracadutisti. Questi, lanciati dietro le linee nemiche, avrebbero dovuto prendere il controllo delle strade e dei ponti, così da facilitare il passaggio delle truppe meccanizzate una volta sbarcate sulle spiagge.

- I primi sul suolo francese: le azioni delle divisioni aerotrasportate.
Erano tre le divisioni di paracadutisti impegnate nelle fasi iniziali dell'operazione. La 6° Divisione Aerotrasportata Britannica entrò in azione per prima (00:10 del 6 Giugno), aveva il compito di prendere il ponte Pegasus (sul canale di Caen) e il ponte sul fiume Orne; inoltre avevano il compito di distruggere altri 5 ponti sul fiume Dives, per rallentare l'afflusso di truppe di rinforzo, e di annichilire una batteria di cannoni da 150 mm (che poi si scoprì che erano da 75 mm). Tutti gli obiettivi furono completati con successi e i ponti vennero tenuti fino all'arrivo dei commando di Lovat il giorno dopo.

Eisenhower si intrattiene coi soldati della 101° Divisione Aviotrasportata Americana
Meno fortunato fu l'impiego dei paracadutisti americani. Le difficoltà furono dovute all'inesperienza dei piloti che portarono i paracadutisti sulle zone di lancio e, ahimé, le condizioni del terreno. Così i paracadutisti vennero sparpagliati su una zona di diverse decine di km; così radunati in piccoli gruppi, i soldati della 101° e dell'82° combatterono aspramente per giorni dietro le linee nemiche, fino all'arrivo dei rinforzi. La cittadina di Saint-Mère Eglise fu la prima a essere liberata dai parà dell'82° divisione; solo tre giorni più tardi ricevettero i rinforzi dei carri armati provenienti dalla spiaggia di Utah.
Le operazioni dei paracadutisti misero in allerta la 7 Armata tedesca, ossia quella destinata a difendere le spiagge interessate dall'invasione; tuttavia l'Alto Comando per il fronte occidentale alle tre del mattino del 6 Giugno, si cullava ancora nell'idea che l'attacco principale avrebbe coinvolto Calais e non la costa del Calvados. Poveri illusi.

I paracadutisti americani combattono per le strade di Sainte-Mère Eglise


- D-Day H-Hour: iniziano gli sbarchi.
Innanzitutto dobbiamo considerare che le spiagge vennero divise in settori, lungo i quali sarebbero dovuti sbarcare gli uomini.  A questi settori vennero dati i nomi di: Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword.
Gli sbarchi rientravano nel quadro dell'operazione Nettuno, la quale a sua volta faceva parte dell'operazione Overlord (la battaglia per la Normandia). Alle prime luci dell'alba la flotta da sbarco era bella e schierata davanti alla costa normanna, possiamo solo immaginare cosa provarono le vedette tedesche alla vista della flotta.
45 minuti prima le navi da guerra iniziarono un breve e intensivo fuoco di sbarramento; tuttavia, quando i primi mezzi raggiunsero la spiaggia, i tedeschi erano ancora ben trincerati e pronti ad accogliere gli Alleati non appena fossero sbarcati.

Mappa con le zone di sbarco del D-Day
A Sword sbarcò la 3° Divisione di Fanteria inglese, assieme ai commandos inglesi e francesi che avrebbero dovuto prendere Ouistreham. Purtroppo l'avanzata degli inglesi verso l'interno fu ostacolata dalla resistenza di alcuni capisaldi tedeschi sulla costa. Inoltre i fanti dovettero combattere non solo contro la 716° Infanterie-Divison (che non era proprio il meglio che i tedeschi avessero da offrire); ma anche contro la 21° Divisione Panzer, che, sorprendentemente, era schierata più vicino a Caen di quanto ci si potesse aspettare. Così, alla fine del D-Day, Caen era ancora in mano tedesca, creando una situazione di stallo che avrebbe caratterizzato i successivi due mesi della battaglia di Normandia.
La spiaggia Juno toccò alla 3° Divisione di Fanteria canadese, che dovette lottare aspramente per prendere Courseulles-Sur-Mèr e Bernières; a fine giornata erano penetrati nell'entroterra francese di una decina di chilometri.

Le operazioni di sbarco iniziarono alle prime luci dell'alba e colsero di sorpresa i tedeschi
Sulla spiaggia Gold le cose filarono piuttosto lisce, i fanti britannici trovarono delle difficoltà solo nei pressi del villaggio fortificato di Le Hamel, bombardato in maniera piuttosto approssimativa dall'artiglieria navale. Ma questo non costituì un grosso problema, poiché alla fine del D-Day anche la 50° Divisione di Fanteria inglese era riuscita a penetrare nell'entroterra di una decina di chilometri, giungendo alla periferia di Bayeux.
Un commando dei Royal Marines ebbe il compito di conquistare il porto di Port en Bessin; l'importanza di questa azione risiedeva nella premessa che propri a Port en Bessin sarebbe dovuto giungere quel famoso oleodotto posato sul fondo della Manica (ne parlavamo giusto giusto ieri), nome in codice Pluto (Pipe Line Under The Ocean). Questo doveva fornire sufficiente carburante agli alleati fino a quando non fosse stato preso il più ampio porto di Cherbourg, nella penisola del Cotentin. 2 giorni dopo il D-Day, Port en Bessin venne perso.

Alla fine del D-Day, i mezzi da sbarco più grandi poterono avvicinarsi alle spiagge.
A Omaha fu l'inferno. La 1° Divisione di Fanteria americana (la Big Red One) subì l'esperienza peggiore in fatto di sbarchi. Gran parte dei carri Sherman anfibi andò persa prima di toccare la spiaggia. Vennero fatti sbarcare troppo lontano dalla riva e il mare agitato complicò le cose. Se contiamo poi che dovettero affrontare le unità della 352° Infanterie Divison tedesca (cioè la meglio addestrata della zona), vien da sé che i fanti dovettero vendere cara la pelle quella dannata mattina.
La fettina di spiaggia che era destinata alla 1° Divisione, poi, era stata sapientemente fortificata, sfruttando le colline ripide che facevano da confine alla battigia, c'erano una quarantina tra bunker e fortini, muniti di cannoni da 75 mm, mortai, mitragliatrici e cannoni anticarro. I bombardamenti aerei e navali, poi, non avevano fatto nemmeno un graffio alle fortificazioni tedesche. Le prime ondate incontrarono un'accanita resistenza e molti ufficiali e sottufficiali vennero uccisi, gettando i soldati semplici nella disperazione più totale. Solo nel pomeriggio, grazie all'arrivo dei rinforzi, alla correzione del tiro dei cacciatorpedinieri e, soprattutto, alla stanchezza dei reparti tedeschi, che avevano dovuto affrontare con le riserve i rangers a Pointe du Hoc, venne fatta una breccia nelle difese.
Ai Ranger americani erano toccate le fortificazioni massicce sulle scogliere di Pointe du Hoc. Si pensava che all'interno dei bunker fossero collocati dei cannoni da 150 mm, in grado di tenere sotto tiro le spiagge di Omaha e Utah. Così i rangers, grazie a scale a pioli e funi, scalarono sotto il fuoco nemico i 100 metri di parete rocciosa; ma quando giunsero ai bunker scoprirono che i cannoni erano stati spostati. Vennero rintracciati nell'entroterra e distrutti. I reparti tedeschi in zona iniziarono a contrattaccare e rimasero sull'offensiva fino all'8 di Giugno.

Assistenza ai feriti sulle spiagge della Normandia.
A Juno, invece, l'attacco della 4° Divisione di Fanteria americana fu rapido ed efficace, mentre il numero di morti fu piuttosto ridotto (circa un paio di centinaia, il più basso fra tutti i settori). Il bombardamento aeronavale fu efficace e gli uomini vennero fatti sbarcare in un punto sbagliato, ma che comunque era poco difeso. Verso mezzogiorno le prime avanguardie della 4° Divisione si congiungevano con alcuni reparti della 101° e 82° Aviotrasportata nell'entroterra francese.

- Il fallito contrattacco tedesco.
In ultima analisi consideriamo il caso dei tedeschi attorno a Caen. Come avevamo detto si ignorava la presenza di un massiccio contingente di truppe corazzate nei pressi Caen. La 21° Divisione Panzer era stata schierata a sud di Caen, con la possibilità di essere usata dal Gruppo Armate B in caso di emergenza. Già dal mattino del 6 Giugno, alcuni reparti di fanteria e i cannoni della Panzerdivision stavano impegnando i paracadutisti della 6° Divisione Aviotrasportata sull'Orne. Mentre un reggimento anticarro era impegnato con la 716° Infanterie-Division che stava incontrando parecchie difficoltà a contenere gli Alleati.

Un carro della 21° Panzerdivision
Nel pomeriggio il generale Marcks (che comandava le tre divisioni di fanteria tedesche stanziate in Normandia) diede l'ordine a Feuchtinger, cioè il comandante della 21° Divisione Panzer, di contrattaccare gli inglesi sull'Orne. Feuchtinger decise quindi di inviare tutto quello che gli restava a disposizione: un reggimento di carri Panzer IV (circa 50) e un battaglione di Panzergrenadier (unità di fanteria motorizzate). Fortunatamente il contrattacco venne bloccato dai reparti avanzati della 3° Divisione di Fanteria britannica provenienti da Sword. Solo sei carri e una compagnia di fanteria riuscì a raggiungere la costa a Luc-Sur-Mer, dove i tedeschi tenevano ancora una zona tra le spiagge Juno e Sword. Ma l'arrivo di 250 alianti con i rinforzi della 6° Divisione Aviotrasportata inglese, costrinse i tedeschi a ripiegare su Caen e a riorganizzarsi.
La mancanza di informazioni su ciò che stava accadendo in Normandia fu la rovina di Feuchtinger, che divise le sue forze riducendo a zero l'impatto delle sue truppe corazzate. Se avesse mantenuto compatti i reparti della 21° Panzerdivision, con ogni probabilità il contrattacco avrebbe ricacciato in mare gli inglesi.

Un Panzer IV (in figura con la livrea dell'Afrikakorps), come quelli a disposizione della 21° Divisione Panzer.

A mezzanotte del 7 Giugno (la notte tra il 6-7 insomma) Rommel rientrò dalla licenza solo per scoprire che il Vallo Atlantico era stato sfondato lungo una linea di 50 km e che le sue truppe erano state respinte di una decina di km nell'entroterra francese.
Ma su entrambi gli schieramenti aleggiava un cauto ottimismo. Eisenhower e Montgomery erano convinti che se i rinforzi e i rifornimenti fossero sbarcati al più presto, si sarebbero potuti conquistare tutti gli obiettivi mancati durante il D-Day. Von Rundstedt e l'Alto Comando, invece, credevano che l'intervento delle divisioni corazzate di riserva avrebbe investito le teste di ponte degli Alleati in Normandia, ricacciandoli in mare.

Matt - Il Locandiere

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