domenica 1 giugno 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: Sciabole da cavalleria e da fanteria.

Eccoci qua amicici, dopo aver procrastinato, dopo aver grigliato, mangiato e, essendo satollo, bevuto un buon amaro, siamo qui, carichi e pronti a parlare della storia delle armi bianche.
Vi ricordo che questo è il penultimo appuntamento, domani riceverete maggiori dettagli sui futuri appuntamenti del mese. Anyway, oggi parliamo di armi, per la precisione di armi bianche, per essere davvero più precisi parliamo delle sciabole.
Due settimane fa avevamo visto come l'affermazione dei moschetti avesse mandato in pensione le picche, segnando la nascita della temibile baionetta. La spada, però, non conobbe questo tragico destino; anzi restarono in uso fino al XIX Secolo e divennero i simboli caratteristici degli ufficiali e di alcuni corpi militari.

- Spade d'onore
L'uomo ha sempre avuto un'innata passione verso il tradizionalismo e verso la conservazione di alcuni simboli legati ad un passato, oserei dire, quasi eroico. Questo senso del tradizionale fece sì che il moschetto non soppiantò definitivamente la spada, o meglio, la sciabola.
Proprio la sciabola venne adottata e custodita gelosamente da gentiluomini e ufficiali, che la innalzarono a simbolo del loro status sociale e del potere che essa garantiva loro sui sottoposti; portandosela appresso un po' ovunque per sfoggiarla nelle grandi occasioni o meno: durante la Prima Guerra Mondiale, alcuni ufficiali guidavano all'assalto le loro truppe con la spada sguainata, ma poi capirono che la cosa non era molto pratica.
In particolare, c'era l'usanza di consegnare le spade ai comandati e agli ufficiali che, in battaglia, si erano distinti per valore e tattica. Queste spade, o sciabole, riccamente lavorate, avevano un valore puramente simbolico.

Il generale Gioacchino Murat, notare la sciabola sulla destra del dipinto.

- La cavalleria pesante
Ormai è noto a tutti, gli ultimi, nostalgici rimasugli della cavalleria, in generale, vennero spazzati via prima ancora dell'avvento dei carri armati, dalla mitragliatrice; ma prima di questa, la presenza dei reparti montati, armati di sciabole e lance, venne considerata ancora piuttosto fondamentale. Dopo l'avvento della riforma svedese, la cavalleria venne divisa in:

  • Pesante
  • Leggera
  • Dragoni
La cavalleria pesante era costituita dai reparti detti carabinieri e corazzieri (dragoni pesanti in Gran Bretagna); costoro avevano rispolverato la corazzatura in acciaio che, tuttavia, era limitata al torace e, eventualmente, alla schiena.


I corazzieri portavano pesanti spade dalla lama dritta e, tendenzialmente, erano organizzati in brigate e divisioni poste dietro la fanteria di linea, nelle retrovie. Il loro scopo era quello di dare l'assalto ai punti dello schieramento nemico che si mostravano più deboli; così da utilizzare il peso fisico di uomini e cavalli come un ariete, per scompaginare le fila avversarie e costringerli alla rotta. Purtroppo lo sviluppo di tattiche difensive efficaci ebbero facilmente ragione degli assalti dei corazzieri (vedi anche Waterloo - 1815), i quali si videro ben presto relegati al ruolo di guardia d'onore.

- La cavalleria leggera
Alla cavalleria leggera appartenevano i reparti di ussari, cacciatori a cavallo, dragoni leggeri et similia, che costituivano la spina dorsale dell'esercito in movimento. Grazie al loro equipaggiamento leggero ed essenziale, i cavalleggeri assorbivano i compiti più svariati ed essenziali all'interno dell'esercito: esploratori, porta ordini, foraggiatori di provviste e animali per l'armata, servizi di picchetto e osservatori.
Spesso inseguivano il nemico in fuga, tormentandolo e scompigliando le sue file ancor di più.


La cavalleria leggera venne, a volte, usata anche per caricare le formazioni nemiche, con esiti piuttosto deludenti. Essi, infatti, incorsero nelle stesse problematiche dei colleghi corazzati, ovvero nell'aumento del rateo e del volume di fuoco dei fanti avversari, che mandavano in fumo ogni tentativo di scompaginarne le file. Un esempio lampante di questo fiasco fu la carica della brigata leggera inglese del 25 Ottobre 1854 a Balaklava, durante la guerra in Crimea. Inutile dire che gli inglesi vennero fatti a pezzi dai cannoni e dai moschetti russi.

- I dragoni
Col termine dragone veniva designato un armato a cavallo, o meglio, un archibugiere montato. Più tardi questo termine venne usato per qualunque soldato a cavallo che, però, era in grado di combattere anche a piedi. Di fatto, quindi, i dragoni costituivano una sorta di "fanteria trasportata", essendo addestrati a muoversi rapidamente sul campo di battaglia, per poi smontare e combattere al fianco dei fanti.
Inoltre, un reggimento di dragoni era anche piuttosto economico da formare: l'addestramento era poco più complesso di quello della fanteria e le cavalcature usate erano di qualità inferiore rispetto a quelle dei loro colleghi corazzati. I reparti di dragoni, spesso, proprio grazie alla loro mobilità venivano usati per risolvere rapidamente i problemi di ordine pubblico, come rivolte, atti di banditismo, disordini o contrabbando.


Benché guardati con disprezzo dagli altri reparti montati, a causa del loro perenne stato di indecisione tra cavalleria leggera e pesante, i dragoni furono quelli che meglio si adattarono ai cambiamenti tecnologici imposti dall'avanzare del progresso. Tra il XIX e l'inizio del XX Secolo tutte le unità di cavalleria erano denominate dragoni o, comunque, ne assumevano il ruolo. Per dirne una, nel 1914 esistevano ancora reparti di dragoni in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Russia, in Svezia, Danimarca e Spagna. Non si sa esattamente da dove derivi il termine dragone; verosimilmente proviene dalla parola dragon, che designava un prototipo di carabina, che emetteva un denso fumo allo sparo.

Focus On: La sciabola
Spada e sciabola rimasero in uso presso le truppe a cavallo fino al XX Secolo. Per essere utilizzate efficacemente, queste armi richiedevano un addestramento e un allenamento continuo. La spada dritta dei corazzieri veniva usata di punta nella prima fase di carica e, successivamente, di taglio. Menare fendenti con quest'arma non era per nulla facile, giacché la lama pesante e dritta rendeva l'arma squilibrata.
La sciabola, invece, era molto più maneggevole e veniva usata soprattutto di taglio, con larghi, micidiali fendenti. Deriva dal magiaro szablya, è un'arma bianca manesca lunga, con lama asimmetrica. La lama, dopo un certo andamento, si slarga; mentre l'impugnatura è incurvata sempre verso il filo.


- Spade e sciabole da fanteria
La fanteria, oltre alla baionetta, conservò l'uso delle armi bianche. Durante il XVIII Secolo, i fanti portavano una corta sciabola, che venne chiamata in età napoleonica briquet o sabrebriquet. Questa veniva portata, tramite una bandoliera, su uno dei fianchi del fante. Questo aveva, quindi, la possibilità di difendersi negli scontri a distanza ravvicinata, qualora il fucile si dimostrasse inefficace.
In realtà l'utilità tattica del briquet è stata messa molto in discussione: gli scontri ravvicinati tra le formazioni di fanteria erano molto rari, così quest'arma bianca venne impiegata come utensile nella vita quotidiana del campo, oppure per regolare le dispute nate tra i soldati.


Per quanto riguarda i sottufficiali (i sergenti) e gli ufficiali di truppa, la sciabola che possedevano aveva un'utilità davvero curiosa. Essa aveva un ruolo pratico nell'esercizio della funzione di comando, in quanto la direzione della lama, poteva indicare la direzione di avanzata del reparto; inoltre essa poteva fungere da riga per allineare gli uomini. L'ufficiale comandante si disponeva con le braccia allargate e la sciabola formava una riga lungo la quale si sarebbero schierati i soldati, in attesa di ricevere l'ordine di aprire il fuoco.



Matt - Il Locandiere

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