lunedì 9 giugno 2014

Il Lunedì del Locandiere feat Dylan Dog

In questo assolatissimo pomeriggio di Giugno, con una percentuale di umidità che rasenta il 200000%, eccomi qua, a sudare sulla tastiera per voi, amicici Avventori! Non che la cosa mi dispiaccia, visto che, in fondo in fondo, so che mi volete bene quanto io ne voglio a voi. Del tipo:
"Conosco solo la metà di voi soltanto a metà, e nutro per meno della metà di voi metà dell'affetto che meritate" (semicit. Hobbit).
Bando alle ciance, che se n'è fatte fin troppe e torniamo a noi, con la mini-recensazio del numero 333 del celebre fumetto che ha per protagonista l'indagatore dell'incubo.


Titolo: I raminghi dell'autunno
Soggetto e Sceneggiatura: Fabio Celoni
Disegni: Fabio Celoni
Lettering: Ileana Colombo

Trama: Come ogni autunno un circo un po' particolare giunge in città: l'Horror Circus. A questo circo si è unito anche Groucho, lasciando solo Dylan senza una scusa o un pretesto un paio d'anni prima.

Parliamone: finalmente ci si può abbandonare ad un  "oh" di soddisfazione. Cose che tipo dai tempi di Dylan Dog 31 - Grand Guignol non si vedevano. Nemmeno l'inopportuno Recchioni ha rovinato l'atmosfera angosciante e, a suo modo, piacevole del numero 333.
Lo ammetto, ormai non m'aspettavo più grandi cose, o almeno non me le aspettavo prima dell'arrivo dell'autunno; ma questa storia disegnata e scritta da Celoni ha stupito e convinto.
Ho fatto piuttosto fatica a comprenderla. Un po' perché per me i fumetti sono uno svago e non una vocazione, un po' anche perché questa storia esce dagli schemi soliti.
Un mix di fobie un po' nostre e un po' doghiane, se vogliamo.
Questa è una storia che ha per protagonista Dylan e lui solo; niente strappone di turno, niente psicopatici, niente vampiri. Gli antagonisti sono gli artisti di questo circo degli orrori: orribili, deformi e quasi bestiali.
Groucho dal canto suo ha lasciato a piedi il buon Old Boy, senza nemmeno preavviso e senza neanche prendere la sua liquidazione che, a giudicare dalle finanze dissestate di Dylan, sarebbe arrivata nel duemila e credici. Così, lasciata la vita da aiutante, Groucho è entrato in questo show dei fenomeni da baraccone che è il Circo d'Autunno. Possiamo ben capire la cattiva disposizione d'animo di Dylan nei confronti di questi artisti e del loro circo itinerante, che gli ha provocato una sorta di depressione.
Il circo è da sempre qualcosa di controverso. No, non mi sto riferendo agli animalisti che si lamentano per un nonnulla, ma alla figura dei pagliacci.
Uomini mascherati e truccati che sfoggiano sorrisi finti e, a mio avviso, parecchio inquietanti; mentre si esibiscono prendendosi a mazzate l'un l'altro col solo scopo di far ridere la gente. In realtà sono molti che non amano i pagliacci, addirittura qualcuno ne ha paura. Ed in effetti Stephen King ci aveva messo del suo, aumentando questa fobia, quando fece uscire It.
Ma, irrazionalmente, molti sono attratti da quella comicità grottesca che inscenano i pagliacci e ciò li spinge ad andare a vederli.
Nella sua ricerca, Dylan si calerà nel mondo del circo degli orrori, senza mai riuscire a trovare Groucho. Ma, come spiegherà il capo, l'esistenza dell'Horror Circus è fondamentale, poiché la gente si raduna a sciami per assistere a quegli spettacoli strampalati, di cui provano orrore e spavento; ma di cui non possono lo stesso fare a meno, nonostante il ribrezzo, nonostante la paura, nonostante la consapevolezza che c'è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nello spettacolo.
Ma l'Horror Circus è più di questo, è composto da relitti umani che non troverebbero altro spazio nella società moderna e che, quindi, si predispongono al pubblico ludibrio, così che possano far sentire la gente "normale" migliore per un po' di tempo.
Alla fine Groucho sarà ancora al fianco di Dylan, non si capisce bene come; ma accontentiamoci di sapere che è così.
Non so darvi una lettura migliore del numero, forse perché in fin dei conti ciascuno di noi può trovare la lettura che meglio rispecchia le sue idee? Forse.

Matt - Il Locandiere

Nessun commento:

Posta un commento