mercoledì 21 maggio 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Ieri fu una giornata elettrizzante per svariati motivi, ma uno più di tutti mi rese la giornata migliore. Anyway, good morning cari Avventori? Come vi va la vitaccia? Avete pettegolezzi da spifferarmi? Altro Mercoledì, altro film. Un po' come dire altro giro altra corsa. Cosa mai vi proporrò oggidì?

K - 19


Titolo: K - 19 
Titolo originale: K-19: The Widowmaker
Regia: Kathryn Bigelow
Durata: 138 min
Anno: 2002
Genere: Storico/drammatico
Cast: Harrison Ford, Liam Neeson, Joss Ackland, Peter Sarsgaard

Trama: Nel 1961, il K-19, nuovo ritrovato bellico della marina militare sovietica, è pronto per prendere il largo ed effettuare delle manovre di addestramento. Ma quando il sottomarino si trova a poche miglia da una base militare della NATO, un incidente al reattore nucleare rischia di far precipitare la delicata situazione internazionale.


Parliamone: si sa, la Bigelow ha sempre avuto una discreta inclinazione per raccontare le storie vere; meglio ancora se queste storie vere sono anche tragiche: cfr anche The Hurt Locker.
Anyway, giusto giusto otto anni prima del suo Oscar come miglior regista, la Bigelow sforna una pellicola niente male, che narra piuttosto liberamente di un fatto realmente accaduto, insabbiato e oscurato dal regime che, ai tempi, controllava tutto e tutti.
Dicevamo, storia tratta da una storia altrettanto vera, leggermente modificata e che ha richiesto un lavoro di preparazione semplicemente titanico.
In primis, regista e produttore vollero incontrare alcuni dei marinai sopravvissuti alla tragedia che, ai tempi in cui nacque l'idea di girare un film sulle avventure del K-19, non era cosa facile; un po' perché la Russia era reduce dal crollo dell'Unione Sovietica, un po' perché i marinai erano diffidenti nei confronti degli yankees; ma un po' anche perché tutto quanto era coperto dal più totale segreto militare. Beh vorrei vedere voi!


Ma qual è la storia del K-19? Il sottomarino K-19 era un battello di classe Hotel (secondo il codice NATO), c'est à dire uno dei primissimi sottomarini a propulsione nucleare della storia della marina russa, armato con tre ICBM (Intercontinental Ballistic Missile) recanti ciascuno una testata nucleare da 1,4 Megatoni. Questo progetto rientrava nell'ambito della gara "a chi ce l'ha più lungo" tra la U.S Navy e l'allora Marina Sovietica. Al Cremlino qualcuno si era lamentato dell'arretratezza della Marina Militare, che aveva visto sfilare sotto il proprio naso i nuovissimi modelli di sottomarini americani, di cui il Nautilus era il più famoso esponente.
Sicché, tra incazzature, nottate insonni e litri di vodka, nacque finalmente il K-19. Purtroppo, già in fase di costruzione, una serie di morti e incidenti diedero al battello una fama sinistra; il tutto prima del varo ufficiale e dell'incidente del 1961.
Nel Luglio di quel funesto anno (1961), il K-19 stava eseguendo delle esercitazioni al largo dell'Oceano Atlantico Settentrionale, mentre provavano un'immersione a 400 metri, vennero danneggiate le antenne per le comunicazioni a lungo raggio; nel frattempo un guasto al sistema di pompaggio del liquido refrigerante per il reattore nucleare di poppa, provocò un aumento esponenziale della temperatura del nocciolo del reattore.


Senza la possibilità di contattare Mosca, con il rischio di una fusione del nocciolo più che concreta; ciò che impedì il precipitare degli eventi fu l'atto di eroismo di alcuni marinai che, sacrificando la propria vita, entrarono nel reattore per riparare il guasto. Purtroppo gli alti livelli di radiazione a cui furono esposti li uccisero nel giro di qualche giorno; a distanza di anni, altri marinai del K-19 morirono per gli effetti collaterali provocati dall'esposizione alle radiazioni.
Purtroppo non si conclude qui la maledizione del K-19. Dopo il suo rientro alla base, ci furono altri incidenti mortali durante la rimozione e la riparazione del battello, tanto che gli venne affibbiato il nomignolo di Widowmaker, cioè Fabbricavedove.
Sulla vicenda del 1961 lo Stato Maggiore della Marina pose il segreto, che fu tolto solo una trentina d'anni più tardi; inoltre il comandante e gli ufficiali del battello furono molto biasimati e vennero sottoposti a processo, anche se, fortunatamente, furono assolti.


Nella pellicola ci viene presentato il lato umano ed eroico di quel manipolo di soldati che, sfidando un nemico invisibile e mortale; un nemico per cui non erano né appositamente equipaggiati (a bordo avevano solo tute contro la contaminazione chimica, perfettamente inutili contro le radiazioni) né addestrati.
Accanto alle scene drammatiche e concitate, quindi, la Bigelow ne dipinge altre, più familiari se vogliamo. Dall'addio dei marinai in partenza, alla partita di calcio sul ghiaccio, fino all'epilogo, in cui i veterani del K-19, compreso il comandante e il suo secondo, si ritrovano al cimitero a commemorare i loro compagni caduti vittima delle radiazioni assassine.
In particolare, l'ultima scena è stata girata assistendo ad un evento simile, in cui i marinai compagni dell'equipaggio del Kursk (affondato nel 2000) commemoravano i commilitoni scomparsi allo stesso modo.

Noi tutti sappiamo dell'attenzione maniacale che la Bigelow presta alle sue pellicole, così da renderle il più realistiche possibili. Infatti, per riprodurre il più fedelmente possibile le manovre e i gesti quotidiani che venivano compiuti a bordo di un sommergibile, la regista si rivolse ad un capitano della marina russa in pensione; il quale addestrò gli attori dell'equipaggio a muoversi come se fossero davvero dei marinai. Inoltre, era richiesto un sottomarino che fosse il più simile possibile al K-19, messo fuori servizio nei primi anni 90 e, conseguentemente, smantellato. Sicché, rovistando un po' in giro, saltò fuori un vecchio sottomarino classe Juliet che, con gli opportuni restauri, venne adattato per le riprese.


Matt - Il Locandiere

Nessun commento:

Posta un commento