sabato 22 febbraio 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: I Vichinghi.

Sopravvissuto a una sfibrante sessione d'esami, eccomi qui, di nuovo, cari amici Avventori, vittorioso e trionfante, dopo aver incassato un bene accetto 24 in Fisica 2 (considerando che partivo da uno scritto insufficiente è tutto grasso che cola questo) mi aspettano svariati giorni di riposo, pronto a riprendere col terzo e ultimo appuntamento fisico, sperando che non sia così pesante come i due precedenti...o forse lo sarà???
Anyway, oggi per il circolino degli storici analizzeremo proprio quel popolo di abili marinai e guerrieri che passarono alla storia con il nome di Vichinghi.
A partire dalla seconda metà dell'VIII secolo, fino alla fine dell'anno 1000, l'Europa settentrionale dovette subire appunto una serie di attacchi violenti da parte dei razziatori che, con le loro lunghe navi, giungevano dalla Scandinavia,  piombando su città e villaggi inermi.
Questi guerrieri erano proprio i Vichinghi, nome derivato probabilmente dal termine vik che indicava la parola "baia" o "fiordo".

Leif Erikson, esploratore e (presumibilmente) primo europeo a mettere piede sul suolo nordamericano.
Proteggici, Signore, dalla furia degli uomini del Nord...
All'inizio le scorrerie vichinghe erano poco più che semplici incursioni piratesche, ma ben presto, proprio a causa della loro efficacia, divennero vere e proprie spedizioni di conquista, attraverso cui si installarono in Francia e nelle isole britanniche dei regni retti da signori della guerra nordici.
I Norvegesi si stabilirono in Irlanda e fondarono Dublino. I Danesi conquistarono gran parte del Nord-Est dell'Inghilterra a scapito dei regni anglosassoni, mentre gli Svedesi arrivarono al principato di Kiev, dove furono conosciuti col nome di rus. Ma che si trattasse di predoni o vere proprie armate vichinghe, ciò che è certo è che questi popoli, nei due secoli di scorrerie, mostrarono un'efficacia militare e una capacità nell'uso delle armi a dir poco strabiliante. Nel 911, il re carolingio Carlo il Semplice, con il trattato di Saint-Clair-sur-Epte, cedette a Hrolf, il capo norvegese noto anche come Rollone, l'area attorno alla foce della Senna, da cui per quindici anni aveva razziato la Francia, saccheggiando Orléans e minacciando perfino Parigi. Da quel momento nacque il ducato di Normandia, dal quale i normanni partirono alla conquista dell'Inghilterra e dell'Italia meridionale un secolo più tardi.



Le armi dei Vichinghi.
Certo, un guerriero può essere prode e valoroso quanto volete, può cavalcare gli orsi e abbattere abeti a rutti, ma senza l'equipaggiamento adeguato resterà sempre un boscaiolo a metà e un fantino un po' eccentrico. I Vichinghi, in questo senso, passavano la maggior parte del loro tempo a dedicarsi al complesso mestiere delle armi che, con la benedizione di Von Clausewitz, mi accingo a descrivere succintamente tutto l'armamentario che si portavano dietro i barbari del Nord.
Le armi, come è facile intuire, accompagnavano il vichingo per tutta la sua vita, erano segno della sua forza e del suo valore. Attraverso la qualità e la raffinatezza delle stesse, il guerriero affermava il suo ruolo predominante all'interno della comunità a cui apparteneva. Proprio dalle sue armi migliori il guerriero ucciso si faceva accompagnare durante il suo ultimo viaggio verso il Walhalla, tenendole al proprio fianco nella tomba.
Due sono le armi emblematiche del vichingo: la scure e la spada. In realtà la spada era prediletta, essendo un oggetto prezioso e ricercato proprio per la sua difficoltà di produzione; come già accennato settimana scorsa, anche i Vichinghi spesso investivano le proprie armi di poteri religiosi o mistici. Nonostante fossero diffuse ancora le lame a taglio singolo ad una mano (sax), poiché nell'altra il guerriero portava uno scudo, ben presto si affermarono anche le spade a doppio taglio. La lunghezza variava dai 60 ai 90 cm, anche se quelle più comuni erano lunghe 70-80 cm (una buona via di mezzo!).


Era un'arma maneggevole, ma richiedeva comunque una forza considerevole per essere brandita con efficacia. Una spada del genere poteva pesare un paio di kg, con l'elsa riccamente lavorata, sulla quale potevano anche essere incisi simboli religiosi e rune. Le lame vichinghe, secondo i cronisti dell'epoca, erano eccezionalmente resistenti e micidiali. Spesso se si rompevano venivano riparate dagli abili fabbri che le avevano prodotte con estrema perizia. Queste spade venivano usate per sferrare poderosi fendenti, mentre per i colpi di stocco venivano usati i ben noti scramasax. Seconda arma simbolo della panoplia vichinga era, come accennato, la scure. Derivata da un attrezzo di uso domestico, venne reintrodotta presumibilmente a partire dal IX - XI secolo in Irlanda e Inghilterra (irlandesi e inglesi sapevano come farsi a pezzi con stile) proprio grazie alle incursioni vichinghe. Esistevano tre tipologie d'ascia: la skeggox, o ascia barbuta, caduta in disuso dal VII secolo, era la più antica; un'altra ascia era utilizzata nei combattimenti corpo a corpo sulle navi a causa della sua dimensione ridotta e, infine, v'era la breidox, la grande ascia maneggiata dagli huscarls anglo-danesi ad Hastings. Ultima, ma non meno importante, componente dell'equipaggiamento vichingo era la lancia in frassino. In realtà esistevano due tipologie di lance: una che veniva scagliata contro il nemico e l'altra era usata come arma da urto. La prima aveva una punta a forma di foglia spessa e pesante, mentre la seconda aveva una punta sottile e molto più lunga.



Focus On: La scure.
La scure era caratteristica degli Scandinavi. Non c'erano protezioni efficaci contro i suoi fendenti e, usata con due mani, era in grado di tagliare la testa di un cavallo di netto. Attorno all'XI secolo il filo della scure fu ampliato fino a 23 cm, così la lama assunse una forma lunata.


Guerrieri capaci e ben motivati.
La capacità di scagliare una lancia era tenuta in grande in considerazione nel mondo vichingo, forse per gli scontri tra navi. Il guerriero era munito di scudo rotondo piatto, in legno, con un diametro compreso tra i 75 e 100 cm. Gli scudi erano dipinti a colori vivaci ed erano ricoperti in cuoio, mentre i bordi erano rinforzati da una striscia di ferro o da placche di bronzo, al centro vi era un umbone metallico, emisferico o conico, che proteggeva l'impugnatura. Pare che quasi tutti i guerrieri vichinghi portassero un elmo in ferro, di solito si trattava di rudimentali protezioni di forma conica, senza nasale; tuttavia, alcuni elmi avevano protezioni frontali a maschera o a occhiali.


Nella prima fase dell'era vichinga le cotte di maglia erano poco usate o comunque non avevano le maniche ed arrivavano al massimo all'altezza delle anche. Dopodiché vennero adottate maglie sempre più robuste e lunghe, fino ad arrivare ai polpacci (alcuni guerrieri vantavano di possedere cotte praticamente impenetrabili!).
Nonostante tutto, checché ne possano dire i defunti storiografi dell'epoca, non fu certo la superiorità tecnica, o presunta tale, delle armi a consegnare ai Vichinghi le chiavi del ducato di Normandia. Bensì il successo si deve senz'altro all'aggressività con cui questi popoli scandinavi portavano un turbinio di morte e distruzione lungo le coste inglesi e francesi, metodologia che ricorda tanto la blitzkrieg tedesca e che, senz'altro, contribuì a forgiare il mito dei "furiosi uomini del Nord". Questa rapidità dei movimenti e questa aggressività consentirono agli assalitori di sfruttare le divisioni e le debolezze dei propri nemici.

Focus On: Gli Jomvichinghi.
Tra i Vichinghi nacquero delle confraternite indipendenti di guerrieri dette vikingelag. Gli associati prestavano un giuramento e vivevano nella comunità rispettando un rigido codice etico. Le confraternite offrivano i propri servigi ad un capo, in cambio di denaro o preziosi; sì, in sostanza agivano come dei mercenari, molto efficaci tra l'altro. Una delle confraternite più famose fu proprio la Jomsvikingelag o Jomvichinghi, di cui parla diffusamente una saga islandese. Secondo vari racconti, gli Jomvichinghi nacquero nel X secolo, grazie ad Harald Denteazzurro (un re danese cacciato dal suo regno dal figlio). Harald fondò una fortezza a Jomborg per ospitare i suoi guerrieri. Qui gli Jomvichinghi vivevano la loro vita regolata da norme molto dure. L'appartenenza alla confraternita era limitata a soli uomini tra i 18 e i 50 anni di età e solo se dotati di notevoli capacità fisiche.


Oltre a dover evitare di massacrarsi a vicenda, gli Jomvichinghi dovevano:

  • Impegnarsi al 100% in battaglia, anche quando la situazione diventava difficoltosa.
  • Essere immuni alla paura.
  • Combattere un nemico di pari forza, senza la possibilità di ritirarsi.
  • Restare a combattere anche quando non c'era via di scampo.
  • Dividere il bottino equamente coi proprio compagni.
Inoltre non potevano assentarsi per più di tre giorni dalla fortezza senza permesso, non potevano introdurvi donne, né farle prigioniere. I trasgressori venivano espulsi immediatamente dalla confraternita con disonore. Attorno alla fine del X secolo, la confraternita degli Jomvichinghi conobbe il suo periodo di massimo splendore. Nel 1043 gli eserciti norvegesi assediarono e distrussero Jomburg, ponendo di fatto termine all'esistenza nella confraternita; tuttavia si pensa che gli Jomvichinghi si dispersero molto tempo prima, alla morte del loro grande leader Sigvald, che li condusse attraverso gli anni di gloria, fama e ricchezza.

Matt - Il Locandiere

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