martedì 4 febbraio 2014

Era una notte buia & tempestosa: la piccola rubrica degli Avventori dylaniati.

Sorpresona in casa Bonelli, probabilmente qualcuno deve aver fatto cadere una crostata di more nell'area in cui si fa il coffee break e QUALCUN ALTRO ha colto il sottile significato dell'evento; ovvero che le storie precedenti erano né più né meno che un impiastro. Il tutto per non usare altre termini volgari tra cui:

  • Pattume
  • Pezzi informi di materia organica anfibia (semicit)
  • Sputo sull'asfalto durante un assolato mezzogiorno d'Agosto
  • Tutto quanto sopra, in un unico luogo, sempre ad Agosto
Che poi, lo so già, voi cari Avventori mi potreste accusare di avercela a morte con Recchioni. In verità un pochino sì, perché ha spacciato come un Premio Nobel per l'Arte (non credo che esista, ma inventiamolo per l'occasione) quel fantacacaio che era la storia del mese scorso. Ma smessi i panni di inquisitore spagnolo, a sto giro, mi sono riproposto di non fermarmi alle apparenze della copertina e di comprare il numero nella speranza, che ormai era ridotta ad un lumicino, di vedere qualcosa di veramente interessante...


...e devo ammettere che questa volta sono rimasto compiaciuto. Discretamente compiaciuto.


Titolo: ...E lascia un bel cadavere
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Giovanni Freghieri
Lettering: Luca Corda

Trama: quattro stelle dello spettacolo si trovano ad affrontare una profonda crisi professionale, da cui non riescono a uscire. Peggio di una depressione, peggio di una mancanza di motivazione o di un calo di rendimento. Unico tratto ad accomunare questi quattro individui è il medesimo sogno ricorrente (diverso per qualche particolare). Riuscirà l'indagatore dell'Incubo a far luce su questo maleficio endemico prima che sia troppo tardi?

Parliamone: partiamo dall'inizio inizio, cioè da quella specie di editoriale che, a partire dal numero 325, ha fatto a più riprese girare i coglioni al sottoscritto, vendendo fumo a più riprese e che ha funzionato come cartina tornasole dello spropositato ego del sig. Roberto Recchioni.
Tuttavia, stavolta il Roby parte in sordina, spiegandoci nella maniera più semplice e diretta il concetto del live fast, die young. Ovvero di quella filosofia per cui, se vuoi diventare un'icona per le generazioni di gggggiovini e giovinastri attuali, devi essere trasgressivo, vivere la giornata e morire giovane (possibilmente in un modo scenico, in ogni caso la morte violenta è preferita). Infatti, perché ci ricordiamo di Amy Winehouse, Kurt Cobain, James Dean, Elvis Presley e John Belushi? Semplice, per il fatto che tutti loro hanno rappresentato qualcosa per le generazioni del loro tempo (per alcuni anche le generazioni future) e, purtroppo, sono venuti a mancare all'apice della loro carriera, quando avrebbero avuto ancora molto o niente da dare. Ma è stata proprio la loro prematura scomparsa a consacrarli per sempre nell'immaginario collettivo.


Anyway, dicevamo? Ah sì, mentre Robé ci spiegava tutto ciò di cui sopra, peraltro senza nemmeno fare ricorso alla sua eloquenza da Cinegiornale del Ventennio, io già intuivo che qualcosa di buono, sotto sotto, stava per accadere. Grazie al cielo non sono stato smentito, nemmeno quando il nostro stava per vanificare gli sforzi fatti ammettendo che, in sostanza, gliene frega altamente di ciò che pensa la gente che critica (sarà mica passato dalla Locanda?), che ama quelli che amano la testata e odia quelli che la odiano...e per chi si para il culo? Che fa? Lucidatina gratis?
Anyway, torniamo a bomba al fumetto. Abbiamo già avuto modo di leggere le storie del Di Gregorio in un paio d'occasioni (cfr. qui e qui); tuttavia questa le batte tutte, al momento.
Ma presentiamo i quattro protagonisti, tutti diversi, ma allo stesso tempo accomunati da una serie di tratti.
  • Sloan McCoy: un po' il Teo Mammuccari della situation, anche se con un etto di cervello in più, sarcasmo e QI sufficiente da distinguerlo dal fitoplancton. Comico eccezionale, è stato il primo ad essere colpito da questa specie di "depressione" incurabile.
  • Eleonore Nall: la classica strappona che tutti si mangerebbero con gli occhi; sta sulle copertine di tutti i settimanali scandalistici con la regola: meno roba ha addosso meglio è! Ah, tra l'altro è anche attrice, ma in fondo chissene.
  • Harold Garrison: un tenore che ha fatto la storia dell'opera lirica e che, all'apice della sua carriera, si ritrova con un tumore alla gola delle dimensioni di un mandarino. 
  • Tyner: rockstar supertrasgressiva.
Questi quattro artisti condividono lo stesso agente Maurice Forster, questo, preoccupato per i suoi investimenti di carne, si rivolge proprio a Dylan per far luce sull'improvviso "affievolimento" delle star.
Altro tratto comune di tutti gli sventurati è un sogno ricorrente, in cui essi si trovano rinchiusi in una stanza da cui non possono uscire. C'è chi si trova in un luna park (McCoy), chi nella stanza di un albergo (Nall), chi altri a teatro (Garrison). Inoltre, questi personaggi, quando si trovano nella loro prigione, vengono visitati da un uomo dal volto fasciato e dall'aspetto vagamente inquietante.
Stilisticamente le esperienze di questi quattro tapini sono rese molto bene, con dei tratti molto molto simili a quelli visti in Sin City. Incredibile vero? Non sono un asso del fumetto eppure vi sfoggio certe chicche da esperto!


Anyway, tiriamo qualche conclusione, che altrimenti qua non si torna a casa più. Magari vorreste anche sapere a) come finisce questa storia e b) cosa ne penso io. Partiamo dalla a), shall we?
Alors, la conoscete la famosa storiella per cui le fotografie rubano l'anima? No? Sì?
Trattasi di una diceria, che, nel nostro caso, non è proprio tale. Infatti, quest'epidemia depressiva altro non è che un mero trucchetto di un fotografo che, rubando le anime dei suoi clienti, ha fatto in modo di renderli immortali intrappolandoli, però, nella sua camera oscura.


Eppure lo sappiamo tutti, il Diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Infatti, Froster non è altri che Lucifero in corna e zolfo, determinato a non farsi turlupinare dal primo mangianegativi sulla piazza decise di ingaggiare il più famoso e deriso indagatore dell'incubo (cfr Old Boy), tentando del frattempo di comperarsi anche l'anima di Groucho (ci siamo andati davvero vicini stavolta).
Ebbene sì, il soprannaturale a sto giro c'è, nella sua versione più classica e affascinante: l'incontro ravvicinato col Diavolo, tutto intento a mantenere vivo il suo giro d'affari d'anime. Infatti i quattro di cui sopra avevano gentilmente offerto la loro anima in cambio della fama; il fotografo era all'oscuro di tutto e, in un impeto di altruismo, aveva deciso di utilizzare le sue doti fotografiche per intrappolare per sempre le anime degli artisti e tenerli con sé, visto che lui, poverino, non aveva avuto nulla dalla vita.
Finale esplosivo (in tutti i sensi), con il Diavolo che da fuoco al laboratorio del fotografo, disintegrando le foto incriminate dei suoi investimenti. Dylan si salva per un pelo e succede che:
  • McCoy, sbronzo come una petroliera, morirà in un incidente stradale.
  • La bella Eleonore Nall si infilerà in una cella frigorifera e morirà assiderata, così che il suo corpo si conserverà per sempre e non andrà in contro al lento sfacelo del tempo.
  • Tyner deciderà di fare paracadutismo estremo dalla sua camera d'ospedale...ovviamente senza paracadute.
  • Mentre al povero Garrison verrà diagnosticato un tumore inoperabile e terminale alla gola che lo porterà alla morte nel giro di qualche mese (marcata similitudine con Pavarotti, ma alcuni di voi potrebbero credere che sia una forzatura. Fate vobis!)
Tutto finisce così, col Diavolo che incassa le sue anime e Dylan, finalmente, non più in bolletta, in quanto incasserà il cospicuo assegno promesso da Froster-Satana, con l'augurio di vedersi presto...ma quanto presto?
Per dare una risposta alla b), sì, mi è piaciuto. Più dei numeri precedenti, in cui pensavo che non ci fosse una luce alla fine del tunnel...e invece. Forse adesso ci stiamo avvicinando alle rivoluzioni tanto ventilate e di cui abbiamo visto ancora molto poco; ma prima di cantar vittoria e di pasteggiare a ostriche e champagne, direi di aspettare e vedere cosa salterà fuori nel prossimo numero, ovvero il 330.

Matt - Il Locandiere

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