sabato 5 ottobre 2013

I grandi esclusi dalla Top 10 storica, perché anche alla Locanda c'è la selezione all'ingresso.

Nelle News di Ottobre vi avevo anticipato che alcuni personaggi erano stati esclusi dalla Top 10, perché ritenuti meno interessanti di altri o perché non mi ispiravano particolarmente. Del resto sarete d'accordo con me che la vita di Alessandro VI fu molto più interessante, no? Comunque, per completezza vi porto i tre nomi dei grandi esclusi con una breve biografia, con tutte le porcate che fecero da vivi e, eventualmente, anche da morti. Ah si tratta comunque di personaggi che hanno dato lustro alla grande famiglia degli psicopatici sanguinari, quindi non c'è da temere di ritrovarsi a leggere la vita di qualche noioso monaco certosino.


1. Caligola.


Vita, morte & miracoli: Nato Gaio Giulio Cesare Germanico nel 12 d.C, figlio di una delle più importanti famiglie della Roma imperiale. Il nomignolo Caligola gli fu affibbiato dai legionari del padre, in quanto gironzolava per l'accampamento con un'uniforme fatta su misura, compresa di caligae i calzari dei soldati. Da giovane dovette assistere alla mattanza della sua famiglia: il padre morì avvelenato, un fratello si dovette squarciare la gola, un altro fratello e la madre furono lasciati morire di inedia. Il tutto grazie alla furia dell'imperatore Tiberio.
Caligola dimostrò presto un'indole violenta, intrecciò diverse relazioni incestuose con le sorelle, in particolare con Drusilla. Aveva capelli radi ed un corpo particolarmente villoso, il solo nominare "capra" in sua presenza equivaleva ad una condanna a morte. La violenza, la sua stravaganza e la sua spropositata libido caratterizzeranno gli anni del suo regno.
Fu proprio Tiberio a richiamarlo a Capri, terra del suo esilio volontario, per farlo diventare erede nel 35 d.C. Nel 37 d.C Tiberio muore, al suo posto sale Caligola, salutato da tutti come un grande imperatore, soprattutto grazie anche al mito che si era creato attorno al padre (in realtà fu uno stratega molto poco brillante). Una volta al potere svuotò le casse dell'erario finanziando una serie di costosissimi e spettacolari giochi circensi che, in breve, lo portarono ad essere il beniamino del popolino.  Oltre a dilapidare i due milioni e mezzo di sesterzi, Caligola stracciò pubblicamente tutti gli editti di Tiberio, concedendo un'amnistia a coloro che furono incarcerati durante il suo regno del terrore. Ma alla fine il potere e le continue pressioni influirono negativamente sulla sua salute fisica e mentale, tanto da causargli un crollo. Ripresosi con difficoltà, il suo regno prese una piega diversa. Fece catturare e torturare alcuni che lo avevano fischiato durante uno spettacolo gladiatorio scadente, il tutto sotto gli occhi degli astanti nell'arena. Iniziarono quindi una serie di omicidi e persecuzioni nei confronti di quelli che una volta erano i suoi sostenitori e amici più intimi. Spesso faceva giustiziare delle persone solo per impossessarsi delle loro ricchezze. La superbia di Caligola non aveva fine: arrivò persino a nominare console il suo cavallo e a proclamare dea sua sorella Drusilla, morta da poco.
Poiché l'erario piangeva miseria costantemente, Caligola iniziò a far arrestare i comuni cittadini dai propri soldati, obbligandoli a consegnargli tutte le monete d'oro che possedevano; inoltre decise di aprire un bordello a palazzo, obbligando i senatori a versare 1000 monete d'oro per la partecipazione e a portare le loro mogli e le loro figlie per farle prostituire. Tra il 39 e il 40 d.C Caligola decise di intraprendere una serie di campagne volte a estendere i domini dell'impero, in pratica lui si limitava a farsi scarrozzare in giro tra agi e piaceri di ogni genere, derubando e uccidendo tutti i più ricchi dignitari delle città che attraversava. Dalla Germania, Caligola si diresse verso la Britannia sulle cui coste inscenò la più patetica delle commedie mai recitate: fatta schierare le legioni (depresse e nervose) sulla riva del mare, Caligola avanzò tra le onde imprecando contro Nettuno e menando fendenti all'acqua, ordinando poi ai suoi soldati di caricare le onde del mare; una volta "sconfitto il dio", diede ordine ai suoi legionari di saccheggiare il mare, raccogliendo conchiglie che vennero portate a Roma come spoglie di guerra.
Inutile dire che al suo ritorno a Roma, nel 40 d.C, molti erano insoddisfatti delle sue "conquiste". Quindi decise che era giunto il momento che tutto il mondo iniziasse ad adorarlo come un Dio; fece erigere un tempio in suo onore al centro di Roma e obbligò gli Ebrei a porre una sua statua d'oro nel tempio di Gerusalemme. Purtroppo per lui, il suo regno di follia era destinato a cessare. Il 24 Gennaio del 41 d.C i pretoriani ed altri membri della famiglia di Caligola lo circondarono e lo uccisero con trenta pugnalate; assieme a lui morirono la figlia Drusilla di soli due anni, che un soldato scagliò ripetutamente contro un muro, e la moglie.


2. François "Papà Doc" Duvalier.


Vita, morte & miracoli: Nacque il 14 Aprile 1907 a Port-au-Prince, Haiti. Dei suoi primi anni di vita non si sa molto, a parte che ricevette un'ottima educazione, frequentò la facoltà di medicina e si sposò nel dicembre del 1939. Tra il 1934 ed il 1946, Duvalier lavorò ad una serie di ricerche mediche grazie agli aiuti finanziari degli Stati Uniti, guadagnandosi la fama di filantropo. Il 22 Settembre 1957, grazie all'esercito, venne proclamato presidente di Haiti. Invece di riportare l'ordine sulla travagliata isola, Duvalier la fece precipitare in 14 anni di orrore e caos. Egli era un seguace e praticante del voodoo e si affrettò a imporre di seguire questa nuova religione, particolarmente apprezzata dagli strati sociali più deboli. A seguito di un tentativo di golpe nel 1958, chiuse l'Accademia Militare, creò una sua personale guardia di palazzo e, assieme al suo assistente Clémence Barbot, creò una milizia rurale: i Volontari per la sicurezza nazionale, meglio conosciuti col nome di Tonton Macoute (termine di origine creola che designa una specie di orco responsabile di rapire le persone, facendole sparire per sempre). Questi erano reclutati dagli strati sociali più poveri della popolazione, erano forniti di armi antiquate e non erano salariati dallo stato, pertanto per sopravvivere dovevano ricorrere a ruberie, omicidi ed estorsioni. La corruzione divenne la regola a qualsiasi livello governativo, gli oppositori politici o presunti tali venivano spediti a Fort Dimanche (detto anche Fort Mort), per essere torturati e uccisi dai Tonton Macoute. Nel '59 Duvalier ebbe un infarto e cadde in coma, al suo posto si mise con disinvoltura Barbot. Ripresosi, Duvalier fece arrestare il suo vecchio compare e lo fece torturare per più di un anno prima di rilasciarlo. Una volta libero, Barbot, tentò per due volte di eliminare il presidente senza riuscirvi e rimase ucciso in una piantagione di canna da zucchero nel 1963. Tuttavia il bagno di sangue non era destinato a cessare, Duvalier fece eliminare altre personalità che, a suo insindacabile giudizio, erano ritenuti dei traditori. Nel 1961 Kennedy sospese gli aiuti economici ad Haiti, Duvalier montò su tutte le furie. Ci furono altri tentativi di spodestarlo, forse anche grazie all'intervento della CIA, ma Duvalier restava sempre lì. Gli omicidi e le persecuzioni si intensificarono, spesso colpendo anche le famiglie dei presunti colpevoli; vennero vietate le associazioni di ogni genere e Duvalier si fece proclamare presidente a vita, indisse elezioni truccate che vinse con ben il 100 % dei voti. Nel 1967 i tentativi di golpe e gli attentati si intensificarono, ma solo nel 1971 ci si poté liberare definitivamente del despota: François Duvalier morì a seguito di un infarto del miocardio; il suo posto venne preso dal figlio Jean-Claude, detto "Baby Doc".
Personaggio estremamente sinistro, Duvalier sotto gli innocenti panni di medico di provincia nascondeva un'indole da tiranno: si divertiva a osservare le lunghe torture inflitte dai Tonton Macoute alle sue vittime, spesso cercava gli auspici nelle viscere delle capre e assieme ai suoi sacerdoti portava a termine riti di "magia nera", secondo quanto raccontato da coloro che riuscivano a scappare dalle sue grinfie.

3. Pol Pot.


Vita, morte & miracoli: Nato Saloth Sar, nel 1925 a Phnom Pehn, Cambogia francese. Venne mandato tra i monaci nella capitale e divenne uno di loro. Nel 1949 andò a Parigi a studiare, qui conobbe la sua prima moglie e si avvicinò alle idee comuniste più radicali, tra esse quella che riteneva necessario un ritorno all'economia agricola per sanare le ferite capitaliste del paese, la Cambogia. Nei primi anni Settanta Pol Pot intraprese una vera e propria guerra civile con il governo cambogiano guidato da Lon Nol e spalleggiato dagli americani. Lo scoppio della Guerra del Vietnam e i conseguenti bombardamenti americani in Cambogia, consegnò il paese in mano a Pol Pot; infatti i Khmer Rossi (la fazione di Pot appunto) videro ingrossare le proprie fila con nuovi seguaci, mentre il governo di Nol venne lasciato in balìa degli eventi, quando Washington sospese ogni aiuto militare ed economico.
Nel 1975 i Khmer Rossi erano alle porte di Phnom Pehn. Pol Pot venne nominato primo ministro.
Il Partito Comunista Cambogiano, dopo ventiquattro anni, ottenne un successo politico straordinario, imponendosi sulla scena governativa per la prima volta. La Cambogia venne ribattezzata Kampuchea e Pol Pot era in grado, finalmente, di mettere in pratica tutte le idee e le tesi rivoluzionarie che aveva sviluppato da quando nel lontano 1949 sbarcò a Parigi. Quindi iniziarono una serie di incredibili mutamenti che avrebbero fatto precipitare il popolo cambogiano all'età della pietra.
Il denaro venne abolito, le città vennero svuotate con la forza dai Khmer Rossi, lo stato assunse il controllo del commercio interno ed estero. Venne creato un nuovo calendario ed il 1975, anno della vittoria di Pol Pot, coincise col nuovo Anno Zero. La Banca Centrale venne demolita, così come la cattedrale cattolica, Phnom Pehn venne evacuata e i cittadini vennero riversati nelle campagne. La proprietà privata venne abolita.
Il servizio sanitario venne sospeso e tutti i cittadini vennero obbligati a lavorare nei campi, nelle risaie o adibiti alla costruzione di dighe. Si stima che morirono 400.000 persone durante l'evacuazione di Phnom Pehn, alcuni morirono di stenti, altri sotto i colpi dei soldati che trascinavano i cittadini fuori dalle loro case.
Pol Pot sognava di eliminare l'individualismo riportando la società all'origine, così da crearne una nuova collettivista. Quindi divise la popolazione in tre classi sociali, come nei regimi dei Faraoni. All'apice stavano i favoriti di Pot, i suoi fedelissimi, che potevano assumere cariche nell'esercito o all'interno del partito e ricevevano abbondanti razioni alimentari. La seconda classe sociale era formata soprattutto da contadini, avevano pochi diritti, però potevano ambire ad averne di più. La terza e ultima classe sociale, invece, era quella a cui appartenevano gli indesiderati, oppositori politici o persone contrarie al regime, essi non avevano diritti, potevano essere giustiziati da un momento all'altro e ricevevano razioni da fame; in sostanza venivano sfruttati come manodopera gratuita. L'Angkar (l'Organizzazione) era responsabile di ogni aspetto della vita dell'individuo. I matrimoni vennero sottoposti all'autorità dell'Angkar, gioco d'azzardo e alcolici vennero banditi. I bambini venivano tolti dalle famiglie e subivano un indottrinamento continuo, così da renderli dei fedeli seguaci di Pol Pot. Tutto quello che rappresentava la vecchia società venne accuratamente demolito o cancellato, monaci compresi.
Le forniture medicinali cessarono presto e Pol Pot favorì l'uso di erbe officinali locali, le operazioni venivano eseguite da personale non qualificato e varie malattie falcidiarono la popolazione tra il 1975 e il 1976. Iniziò quindi l'epurazione dei membri del partito, coloro che erano colpevoli di essere spie di CIA o KGB o semplicemente erano dei moderati, finivano nelle celle della prigione politica S-21, divenuta un luogo di omicidio e tortura indiscriminata.
Una volta eliminati i nemici interni, la furia razzista di Pol Pot si abbatté sulle minoranze etniche della Cambogia: metà della popolazione cinese perì, i musulmani e i tartari vennero individuati e sterminati senza pietà; ma i vietnamiti subirono la persecuzione maggiore.
All'inizio del 1978, dopo quattro anni di sanguinoso governo, Pol Pot sembrava invincibile. Tuttavia il suo governò iniziò a sgretolarsi, vittima delle sue manie complottiste e sulle informazioni parziali ottenute esclusivamente dalle forze di sicurezza. Dopo alcuni violenti scontri di frontiera, il governo del Vietnam dichiarò guerra alla Kampuchea e 150.000 soldati vietnamiti invasero il paese, questi vennero accolti dai cambogiani in festa. Phnom Pehn venne liberata dai soldati vietnamiti e i Khmer Rossi costretti alla fuga. Poco dopo venne installato un governo provvisorio con a capo alcuni cambogiani di origine vietnamita sfuggiti alle purghe.
Pol Pot si diede alla macchia e morì per cause naturali nel 1998.

Matt - Il Locandiere

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