sabato 28 settembre 2013

Top 10. I personaggi più fuori di testa della storia: Posizione 1.

Calma, stiamo calmi! Allora, oggi ci sarebbe dovuta essere la recensione del nuovo capitolo di Project:Jinsei, purtroppamente la cosa non avverrà, ma non spetta a me darvi le spiegazioni (che tra l'altro troverete qui). Suvvia, non fate quella faccia, sono certo che settimana prossima sarà tutto sistemato.
Ciò non toglie, però, che i programmi soliti vadano avanti. Ebbene, miei cari, oggi siamo al top. Stiamo per consegnare la medaglia d'oro al peggior delinquente che abbia mai calcato la Terra dei viventi. Vi dico cosa faremo, prima lo presentiamo, diciamo tutto tutto di lui, poi alla fine vi metto tuuuuuuuuuuutti i post precedenti e facciamo insieme la proclamazione , che ne dite? Non siete d'accordo? Cazzi vostri, la Locanda è mia e faccio quel che mi pare.


I Personaggi più fuori di testa della storia. Posizione 1:
Lucio Domizio Nerone.


Biografia: nato nel 37 d.C col nome di Lucio Domizio Enobarbo, fu il quinto imperatore romano e l'ultimo della dinastia Giulio - Claudia. Il padre di Nerone, Ignazio, era l'esempio vivente di stronzo (aveva investito un bambino con la sua biga per puro divertimento, grazie al cielo morì quando il piccolo Lucio aveva tre anni), ma anche i restanti membri della famiglia non erano da meno, la maggior parte di loro erano dei dissoluti, o con profonde tare mentali, o tutte e due le cose assieme. La madre di Nerone era la famosa Agrippina, sorella di Caligola, il quale la violentò e la fece spedire in esilio.
Nel 49, però, Agrippina ebbe la fortuna di sposare l'imperatore Claudio; omino su cui nessuno avrebbe scommesso un sesterzio bucato, nemmeno lui stesso l'avrebbe fatto. Agrippina diede al figlioletto un'istruzione regale, certa che egli avrebbe preso il posto di imperatore, una volta morto Claudio (che per il momento era più utile vivo). Seneca venne chiamato a corte e nominato precettore del giovane Lucio. Nel 50 d.C sempre Agrippina convinse Claudio ad adottare Nerone come suo figlio ed erede al trono imperiale; infatti Claudio aveva già un erede: Britannico. Ma le insistenze di Agrippina, infine, ebbero la meglio e Britannico venne messo in secondo piano.
Uno ad uno i nemici di Agrippina vennero eliminati, vittime dei suoi intrighi; alla fine la stessa sorte toccò a Claudio, questi venne avvelenato e morì il 12 ottobre del 54 d.C.
Il 13 ottobre la coorte pretoriana proclamò Nerone imperatore (si sa che i pretoriani spesso facevano il bello ed il cattivo tempo a Palazzo). 
A soli 17 anni, Nerone regnava sull'Impero nel momento della sua massima espansione, i domini imperiali andavano dal deserto del Sahara alla rive del Reno, dalla Spagna alla Palestina e oltre.
Nonostante i primi segni di un'indole violenta, i primi anni di regno di Nerone furono accolti con grande entusiasmo. Ai funerali di Claudio, Nerone si rivolse alla folla promettendo al Senato di restituire il potere e la dignità avuti durante il regno di Augusto, paraculandosi un po' tutti...lo credo bene, il discorso glielo aveva scritto Seneca, giuro.
Agrippina non rimase inoperosa, ansiosa di consolidare la propria posizione, insinuò il dubbio e la diffidenza nella mente di Nerone nei confronti del fraellastro Britannico, che, poverino, finì pure lui morto avvelenato.
Nel 55 d.C Nerone iniziò a stufarsi sia di sua madre che della moglie Ottavia; in quel periodo, infatti, iniziava a ronzare nella testolina bacata del Divus l'immagine di Poppea, moglie di un soldato che l'Imperatore mandò prontamente in Culandia. D'altro canto Nerone non poteva sposare Poppea finché mammà restava in vita, non glielo avrebbe permesso.
Dopo un pedestre tentativo di far annegare la madre (Nerone aveva progettato una nave che poi si sarebbe "autoaffondata" al largo), l'Imperatore mandò dei sicari a completare il lavoro.
Ma Nerone era destinato a soffrire ancora a causa di Agrippina, rimorsi di coscienza e incubi lo tormentavano a tal punto da fargli credere di essere perseguitato dalle Erinni.
Nel 60 si levarono le prime voci di malcontento a seguito dell'assassinio di Agrippina; ma Nerone era troppo immerso nel suo delirio di onnipotenza.
Il piano per sposare Poppea era quasi ultimato, ma c'erano ancora due grossi limiti da superare: Afranio Burro (il prefetto del pretorio che parteggiava per Ottavia) e Seneca.
Questi due avevano cercato in tutti i modi di limitare le sregolatezze del Divus, ma morto Burro, Seneca venne spedito in esilio.
Nerone divorziò da Ottavia, con la scusa che la riteneva sterile, e si risposò con Poppea. Quest'ultima era un'arrampicatrice sociale tale e quale la compianta madre di Nerone, anch'essa iniziò a instillare dubbi e fobie nella mente del marito, soprattutto lo convinse che Ottavia era pericolosa. Infatti, poco tempo dopo il matrimonio con Poppea, la folla insorse e rovesciò le statue della nuova moglie dell'Imperatore, sostituendole con quelle di Ottavia. Nerone, quindi, diede ordine di eliminare fisicamente la sua ex-moglie, dopo averla esiliata sull'isola di Pandataria.
Al posto di Seneca e Burro si installò un personaggino a modo che, anziché porvi un limite, fomentò tutte le scempiaggini dell'imperatore, stiamo parlando del celebre Prefetto del Pretorio Gaio Ofonio Tigellino. 
Ma la sfortuna colpì nuovamente il tormentato Nerone, Nello stesso anno della morte di Ottavia una statua di bronzo di Nerone fu colpita da un fulmine e ridotta ad un ammasso informe, Pompei fu devastata da un terremoto mentre il Vesuvio iniziava a brontolare, Augusta, la figlia avuta con Poppea, morì in circostanze strane.
La notte del 18 luglio del 64, Roma iniziò a bruciare. Il grande incendio distrusse gran parte della città riducendo in miseria la popolazione e bloccandone di fatto l'economia. Solo Nerone parve trarre beneficio dalla devastazione, una volta sgombrate le macerie, iniziò la costruzione della sua massima opera: la Domus Aurea. Una villa di dimensioni stratosferiche, circondata da ampi giardini, con annesso lago e una gigantesca statua bronzea dell'imperatore, le pareti ed il soffitto erano rivestite da lamine d'oro, da qui il nome di Aurea.
La folla iniziava a rumoreggiare, additando l'imperatore come il vero e unico responsabile del rogo; Nerone doveva darsi una mossa e trovare un capro espiatorio, ma chi? Semplice, i cristiani.
All'epoca a Roma vi era una fiorente comunità cristiana, che viveva perlopiù in pace col resto della popolazione; ma dopo le false accuse di Nerone, si scatenò la prima vera persecuzione contro i cristiani.
Ritenuti assassini e sacrileghi, essi mettevano a repentaglio la sicurezza della Pax Romana, ottenuta dopo anni di spargimenti di sangue; viene da sé che molti finirono linciati dalla folla, crocifissi, o peggio usati come torce nei giardini della villa di Nerone.
Nel 64 d.C Seneca si ritirò a vita privata, chiaro segno che invitava i pochi ancora fedeli all'impero a farsi da parte. Benché lo Stato fosse governato in maniera efficiente, il malcontento del popolo si faceva di giorno in giorno più grande, tanti mal sopportavano le stranezze e le deviazioni dell'imperatore. D'altro canto, quest'ultimo era ben disposto ad ascoltare le più assurde tesi di complotto.
Nel 65 venne scoperta una congiura, nella quale venne coinvolto anche Seneca. Quest'ultimo si suicidò, ma gli altri congiurati non ebbero un trapasso così rapido, vennero torturati, mutilati e messi a morte.
Negli anni a venire un numero sempre maggiore di aristocratici, soldati e senatori cadde vittima delle manie di persecuzione di Nerone. Manie che peggiorarono dopo la morte dell'amata Poppea, percossa a morte quand'ella era ancora incinta.
Al suo posto Nerone sposò un ragazzino evirato le cui fattezze ricordavano molto quelle dell'imperatrice. Gli omicidi ripresero senza freno.
Nerone si risposò con Messalina nel 66 d.C, dopo essere stato rifiutato da Antonia (figlia di Claudio), che fece giustiziare tanto per cambiare...
Con la nuova consorte Nerone partì per un tour della Grecia, nel frattempo a Roma le voci di protesta erano sempre più numerose. I soldati ed i generali detestavano Nerone per la sua ignavia e per i suoi metodi stravaganti e bestiali.
Mentre l'imperatore era in visita a Napoli, in Gallia scoppiò una rivolta, i soldati volevano deporre Nerone e mettere al suo posto Servio Galba.

Gli ultimi giorni e la morte: Nerone cercò di eliminare Galba in tutti i modi possibili, senza riuscirvi, e le truppe inviate per contrastarlo non solo non intercettarono mai i rivoltosi, ma si limitarono a cazzeggiare per la Gallia. Anche Tigellino fuggì, lasciando Nerone in preda ad una crisi isterica.
Alla fine, anche i pretoriani si schierarono con Galba.
Nerone fuggì, con indosso dei vecchi stracci logori, presso la villa di un suo liberto.
Il Senato, venuto a conoscenza della fuga, ordinò ai soldati di perquisire ogni villa finché l'imperatore non fosse trovato e consegnato alla giustizia. Nerone, vedendo arrivare i soldati, si tagliò la gola con una daga, aiutato dal suo segretario Epafrodito. Era il 9 Giugno del 68 d.C, la popolazione di Roma accolse festante la notizia della morte del tiranno.

Spetegulesssssssss: matricida, tiranno, assassino, depravato, pederasta: la lista delle qualifiche di questo strampalato personaggio potrebbe andare avanti all'infinito.
Avete mai visto Quo Vadis? Che splendida interpretazione quella di Peter Ustinov come Nerone, un po' melodrammatica, ma non molto distante dalla realtà.



La propensione dell'Imperatore alla composizione di poemi e canti era ben nota a tutti; comportamento ritenuto deprecabile per uno del suo rango.
Quello che non si sa è che nessuno e dico nessuno, poteva sfuggire alle sue esibizioni, visto che le porte venivano sbarrate; così la gente, spesso, si fingeva morta per essere portata via, oppure si calava di nascosto dalle finestre, per sfuggire allo strazio.
Si narra anche, non è però notizia confermata, che durante l'incendio di Roma, Nerone si affrettò a partire da Anzio per cantare La Caduta di Troia mentre la città bruciava.
Inoltre, aveva formato un entourage di 30 individui il cui unico scopo era far caciara e applaudire ai suoi balzani versi, erano i cosiddetti Augustei.
Maestro dell'omicidio e dell'intrigo, Nerone si era spesso affidato a sedicenti maghe e avvelenatrici, la più famosa delle quali fu tale Locusta, responsabile tra l'altro, del permaturo trapasso di Britannico e del Divus Claudio.
Era solito farsi portare le teste o i corpi dei suoi nemici trucidati e, assieme ai sicari, ne derideva l'aspetto, oppure, come nel caso della madre Agrippina, ne lodava le qualità fisiche, dal volto, al seno, fino alla vagina.
Incline alla violenza, da giovane si travestiva da schiavo e scorrazzava per l'Urbe imperversando come un uragano, uccidendo, violentando e derubando i passanti, passando le notti nei postriboli più infimi, dedito alla promiscuità e all'ubriachezza. I romani dovettero tollerare gli eccessi di questo giovinastro, ma in parte la loro pazienza fu ripagata.
Benché fosse un debosciato malato di mente, a Nerone piacevano molto i giochi circensi, cosa che piaceva anche al popolino. Del resto quello di cui abbisognava il popolo per farlo stare quieto era panem et circensis, cioè la pappa e i ludi gladiatori.
Nerone fu parecchio munifico a riguardo, celebrando giochi talmente sfarzosi e costosi che, negli anni successivi alla sua morte, venne ricordato soprattutto per quello. Giochi che finanziò spesso di tasca sua, coi soldi confiscati dai suoi oppositori, o presunti tali, barbaramente uccisi.



Che poi ci sarebbe anche il discorso da fare sull'incendio di Roma. Molti storici, a torto o a ragione, ritengono che sia stata colpa dell'Imperatore, che diede fuoco all'Urbe, mandando in giro i suoi schiavi  armati di torce ed olio. Certo, molti elementi sono a favore di questa tesi, soprattutto perché le fiamme divamparono prima nelle proprietà di alcuni protetti di Nerone (tra cui i terreni di Tigellino); ma gli storici non sono ancora giunti ad una conclusione unanime...e temo che mai ci arriveranno.
L'unica cosa certa è che chi ci guadagnò maggiormente dall'incendio fu Nerone; infatti riuscì a costruire il villino conosciuto come Domus Aurea di cui sopra.

Conclusioni: personaggio controverso, a tratti amato, a tratti odiato. Paradossalmente Nerone fu trattato con enorme rispetto dopo la sua morte, nonostante i vani tentativi del Senato e degli imperatori successivi di cancellarne la memoria. Non bastò distruggere la sua villa, prosciugarne il lago, abbattere la sua statua e costruirci sopra un anfiteatro (il Colosseo appunto). Nerone ci appartiene ancora oggi, simbolo di insensata violenza e delirante desiderio di onnipotenza.

E ora, come annunciato, facciamo il punto della classifica.



E ora il podio signore e signori. Alle posizioni 3, 2 e 1 corrisponderanno la medaglia di bronzo, d'argento e d'oro rispettivamente.

Medaglia d'Oro: Lucio Domizio Nerone


Bene amici miei, quello che c'è da dire è stato detto, non mi resta che chiudere con la Marcia Trionfale, così, per concludere degnamente questa strampalata Top 10.


Matt - Il Locandiere

Nessun commento:

Posta un commento