mercoledì 10 luglio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 25: Il tuo film documentario preferito.

Good Morning Avventori! Ormai 'sto good morning molto Vietnam ma poco Robin Williams mi appartiene (lo so, ne abuso), quindi probabilmente diventerà un marchio di fabbrica (col benestare di Williams). Dopo la pausa di settimana scorsa eccoci di nuovo qui, nel nostro angolino cinematografico per eccellenza che ormai sta per concludere il suo ciclo. Oggi si parla di film documentari!


Diaz, in realtà non è che sia esperto di film documentari; in verità ne avrò guardati forse un paio in tutta la mia vita. Quello che mi ha colpito più di tutti per crudezza è stato Mondo Cane.

Giorno 25. Il tuo film documentario preferito: Mondo Cane.


Titolo: Mondo Cane
Titolo originale: Mondo Cane
Regia: Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti, Franco E. Prosperi.
Durata: 108 min.
Anno: 1962
Genere: Documentario

Trama: in sostanza non esiste una trama unica, il documentario si ripropone di filmare alcune scene di usanze strane, eventi e costumi di comunità indigene del pianeta, il tutto commentato da una voce fuori campo.


Parliamone: beh, innanzitutto le riprese sono state effettuate nei lontani anni 60; quindi alcune scene che all'epoca potevano sembrare eccezionali o riprovevoli (come la pubblica ubriachezza di uomini e donne in Germania) ora sono scenari piuttosto comuni.
Vero è che altre situazioni, come le usanze di alcuni abitanti della Guinea di ingozzarsi di carne solo una volta ogni 5 anni, sono e restano eccezionali anche a 50 anni di distanza. Vediamo qualche esempio concreto:
Alcuni cacciatori di squali, per vendicare la morte di un bambino divorato dagli squali stessi, la notte sono usciti a pescare e, dopo aver preso alcuni squali, non li hanno uccisi, ma si sono limitati a riempir loro le gole con dei ricci di mare velenosissimi. Il veleno e i ricci provocheranno forti dolori allo squalo, che morirà solo dopo una lenta agonia.
Altra stranezza, stavolta tutta Occidentale. In un ristorante di New York, della New York bene per essere precisi, vengono servite ad un costo abbastanza esorbitante delle prelibatezze un po'...eccentriche. Ora, non so se questo ristorante sia ancora in attività o meno, ma il menù comprendeva larve, cavallette, formiche fritte ed altre prelibatezze da entomologi. La voce narrante raccontava come per una colazione si spendesse ben 20 $, ai tempi 12.000 delle vecchie lire (sigh).
Altra stranezza, stavolta un pochino più forte, viene documentata l'usanza dei Sacconi Rossi, una confraternita religiosa, di andare a spolverare e ordinare le ossa dei morti presso la cripta del loro convento, a Roma.
Infine, least but not last (anche perché se volete andate a vedervelo tutto il film, cosa che vi consiglio caldamente), le riprese giungono all'atollo di Bikini. Alt, per chi non lo sapesse Bikini (oltre a dare il nome agli stupendi costumi da bagno) è stato un poligono per armi nucleari e all'idrogeno durante il periodo dal 1946 al 1958. Benché il governo USA nel 1997 abbia considerato Bikini di nuovo abitabile, l'atollo resta ancora deserto.

Questi sono dei bikini...
Nel 1962 gli effetti delle radiazioni erano ancora molto potenti, le riprese mostrano alcune specie animali che si sono adattate all'ambiente estremamente radioattivo.

...questo è una parte di Bikini (Know the difference!).
Per esempio, esistono alcune specie di pesci, molto simili alle bavose (per chi se ne intende un minimo di pesca, sennò si tratta di pesci simili a questo qui) che stanno anche per ore...appollaiate sugli alberi vicino alla riva, il tutto per sfuggire alle acque fortemente radioattive. Esatto cari amici, io dagli alberi tiro giù fichi e ciliege...a Bikini tirano giù i pesci appollaiati. Paese che vai, usanze che trovi.
Un po' più tragica è la conseguenza delle radiazioni sulle tartarughe di mare che vengono a deporre le uova su Bikini. Dopo la deposizione, invece che riprendere il largo, le tartarughe si inoltrano nell'entroterra, dove incontreranno la morte certa per inedia e stenti.
Nel complesso possiamo dire che è un documentario ben fatto, figlio del suo tempo, ma immancabile per un cinefilo che si rispetti!

Matt - Il Locandiere

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