mercoledì 26 giugno 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 24: il tuo film d'animazione preferito.

Buongiorno cari Avventori, nonostante i punti sul cuoio capelluto (che ti sei fatto? Mah chi lo sa!) eccomi a voi per il nostro appuntamento infrasettimanale cinematografico: il 30 Days Movie Challenge.


Oggi facciamo un altro -hop - balzo indietro nel passato del Locandiere con uno dei miei film d'animazione preferiti.

Giorno 24. Il tuo film d'animazione preferito: Il gigante di ferro.


Titolo: Il Gigante di Ferro
Titolo originale: The Iron Giant
Regia: Brad Bird, Jeffrey Lynch
Durata: 83 min
Anno: 1999
Genere: animazione

Trama: siamo nel 1957, in piena Guerra Fredda e i russi hanno da poco lanciato lo Sputnik. Hogarth Huges, un bambino di 9 anni, vive solo con la madre che lavora in una tavola calda locale. Una sera, mentre la madre è al lavoro, si accorge che la televisione non prende più; uscito in giardino lo trova devastato, come se qualcosa di enorme ci fosse passato in mezzo. Seguendo le tracce lasciate, Hogarth trova un enorme androide che tenta di mangiare i tralicci dell'alta tensione rimanendovi però impigliato, il ragazzino lo salva abbassando l'interruttore della centrale elettrica, ma tornando a casa viene ripreso dalla madre per il suo allontanamento.
Hogarth va a cercare il gigante e lo trova, dopo i primi istanti di insicurezza i due iniziano a stringere una profonda amicizia; ma non sanno che il governo degli Stati Uniti è convinto che un mostro si aggiri per i boschi attorno alla città di Hogarth.
Presto l'amicizia del ragazzino col gigante sarà messa a dura prova, soprattutto quando l'automa mostrerà un lato di sé piuttosto inquietante...


Parliamone: film decisamente carino, molto umano anche se c'è di mezzo un automa alto 80 metri, che mangia acciaio e ha dalla sua parte un arsenale militare di tutto rispetto. Ingenuo quanto basta a farci tornare all'infanzia e, allo stesso tempo, maturo a sufficienza per farci capire che la violenza, la guerra e la distruzione non sono un'opzione da considerare.


L'ambientazione anni 50 è decisamente molto azzeccata, quel gusto vintage delle tavole calde americane ci scalderà il cuore, lasciandoci in bocca un vago retrogusto di invidia (per noi che magari non abbiamo vissuto in quegli anni). Bene ricostruita è la maniacale ricerca del nemico, o meglio l'isterismo di massa per il nemico rosso, cioè per l'Unione Sovietica, che da poco aveva spedito in orbita i primi due satelliti artificiali (Sputnik 1 e Sputnik 2); quindi si riteneva che una guerra nucleare fosse ormai imminente.
In particolare, l'agente dell'FBI che da la caccia al gigante è una sintesi ridicola, una caricatura di tutte queste congetture e luoghi comuni verso i russi. Insomma, rappresentava un po' l'americano medio di allora, con l'indice teso sul pulsante di lancio dei missili ICBM, ma pronto a credere all'esistenza di Bigfoot nei boschi fuori dalla sua città.


Questo film mi ha tenuto compagnia spesso e volentieri (un po' meno ultimamente), lo apprezzavo soprattutto per la sua semplicità e la sua grande carica comunicativa. Ok, forse non sarà da premio Oscar, però come non si può restare rapiti da questa strana amicizia tra un ragazzino senza padre e un robot enorme 
proveniente da un'altra galassia (che tra le altre cose è atterrato proprio qui sulla terra e in America)?
Una bella fiaba moderna a lieto fine (ovvio), che ci farà scoprire quanto ognuno di noi possa essere Superman dentro di sé, e chi ha visto il film capirà.

Matt - Il Locandiere

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