lunedì 13 maggio 2013

Il Lunedì del Locandiere

Cum Magna Cura

[Abstract] Ben lontani da una soluzione politica/economica per la crisi imperante che squassa le famiglie italiane un giorno sì e l'altro pure, ci viene spontaneo fermare i motori un momento e chiederci cosa ci sia mai di sbagliato. Volete davvero saperlo? La società.
Questo non è un articolo sul classico luogo comune: le nuove generazioni non hanno più rispetto. Ma è una breve analisi della crisi che ho avuto modo di percepire personalmente e di un paio di ricette che, a nostro personale personalissimo parere, possono mettere una pezza all'anarchia del "tutto è lecito e consentito".

I mezzi pubblici sono uno dei luoghi migliori per raccogliere informazioni sullo stato attuale della società, della sua condizione di salute e su quali metri di giudizio fa più affidamento. Badate bene, questo è solo uno dei modi.
Sicché accomodandosi su uno dei tanti autobus o treni, al mattino, affollati perlopiù da adolescenti intenti a parlare più o meno dei fattacci loro. Lo ammetto, non è il massimo dell'etica, tant'è che si va ad infrangere il famoso detto: se cent'anni viver tu vuoi, fatti sempre i cazzi tuoi; tuttavia a volte sorge spontaneo abbassare il volume ed ascoltare un po' quello che si dice in giro, un po' per il gusto di esser civettuoli, un po' per sentire come se la ragionano i ciofani d'oggi.
Tralasciando il normale turpiloquio e la lunga lunghissima trafila di bestemmie che, sempre a mio modesto parere, in bocca ad una ragazza stanno parecchio male; tralasciando atteggiamenti eccessivamente grotteschi da parte di noi maschietti, tralasciando anche certi abbigliamenti più adatti ad un'uscita il sabato sera che ad una normale routine scolastica; mettendo da parte tutto questo ci si accorge che i ragazzi hanno poco o niente per la testa, non sono critici, non sono stimolati o ricevono degli stimoli che non rendono giustizia alla normale intelligenza intrinseca di ogni individuo.
Certo, non è opportuno lanciarsi in sofisticate dispute teologiche o filosofiche, nemmeno avventurarsi nelle ultime recentissime scoperte scientifiche (cfr Bosone di Higgs); tuttavia non si può nemmeno improntare un discorso esclusivamente sul rigore non dato o sul taglio di capelli di tizia.
Sono passioni, il calcio è uno sport, lo sport trasmette tanti sentimenti positivi, valori anche; tuttavia litigare e mettere in discussione la moralità della madre del proprio compagno di viaggio solo per affermare il quantitativo esatto di scudetti vinti da una squadra non mi pare proprio il caso (con gente che prometteva di darsele di santa ragione).
Se il disagio giovanile una volta era dato dalla mancanza di qualcosa (dei genitori, dei mezzi per educare, dei soldi, realtà che comunque non si sono estinte nemmeno in Italia nel 2013), ora stiamo assistendo al delineamento di un nuovo disagio: quello del tutto.
I miei genitori, i nostri genitori, per chi come me si è vissuto gli Anni Novanta non con la piena consapevolezza della maturità, mi dicevano e mi ripetono ancora: sei fortunato, noi alla tua età non avevamo tutte le cose che hai tu!
Altri tempi? Sicuramente, ora tutto è alla portata di chiunque o quasi, ormai tutti possiedono un cellulare, un computer o una consolle di gioco; il progresso, la massificazione del benessere.
Sebbene questo costituisca un grande beneficio, l'altra faccia della medaglia ci mostra un volto un po' meno piacevole della situazione, ovvero la perdita di valore, di significato.
Forse sto assumendo toni un po' troppo apocalittici, calma, torniamo coi piedi per terra.
Forse sto anche generalizzando troppo, non è vero che tutti i ragazzini sono uguali, anzi alcuni mostrano una maturità molto maggiore di certi adulti, io sto esprimendo un'opinione riguardo un certo trend e una certa popolazione.
Ora, la perdita del significato delle cose porta anche ad una perdita dei valori che ci hanno permesso di avere queste cose, prima fra tutte la libertà.
In una società in cui tutto è lecito e tutto è consentito si tende a perdere il significato di questa parola. Noi abbiamo il diritto di fare così, perché lo decidiamo noi, punto.
Il problema è che non conoscendo il valore della libertà non ci si accorge entro quali limiti la si può esercitare e quando questa viene tolta agli altri (vedi i casi di bullismo).
Dopo tutto questo spiegone astruso, tortuoso e decisamente accusatorio, viene spontanea una domanda: cosa fare? Come fermare questa emorragia di valori?
Le soluzioni possono essere numerose, possono essere più o meno giuste, a seconda di come uno la pensa.
Io parto da questo concetto: niente ti fa apprezzare la libertà come la sua stessa privazione. No, no miei cari Avventori, non voglio dire che bisognerebbe tornare sotto regimi dispotici! Stiamo bene attenti a ciò, visto che ultimamente non si può più esprimere liberamente la propria opinione senza diventare estremista.
Quindi in che senso la libertà deve essere tolta?
Non totalmente sicuro. Una delle soluzioni, a mio avviso, è il servizio di leva. Ovviamente non era esente da difetti, ma il suo maggior pregio consisteva nell'uniformare gli individui sotto una gerarchia, dando delle precise regole di disciplina, regole che andavano rispettate senza fiatare. Quindi la privazione della classica voglia di "fare quel cazzo che ti pare" veniva meno ed era subordinata alla logica collettiva dell'esercito, rigorosa, ineccepibile e severa. Detto altrimenti: insegnava a stare un po' al mondo. Per la prima volta il ragazzo veniva staccato da tutto e tutti, non aveva più alle spalle il papi e la mami che coprivano le sue cazzate, durante la ferma egli era responsabile di sé stesso.
Il servizio di leva al giorno d'oggi non è più attuabile in un paese Occidentale, in Corea del Nord sì, qui no. Perché? Per il semplice fatto che ora i Governi sono alla ricerca di un soldato sempre più super-specializzato, super-tecnico e super-super.
Mettendo da parte il servizio di leva ci sono millemila altre occasioni per far riflettere i giovani sul valore delle cose, della vita, della libertà. Esempi? Volontariato, che sia per l'AVIS, la Croce Rossa o altro (anche Vigili del Fuoco o Protezione Civile), c'è sempre qualcosa da fare, qualcuno da aiutare. Quindi perché non mettersi in gioco? Perché non attivarsi e uscire dalla mera logica egoistica?
Tutto ciò dovrebbe essere già trattato ampiamente in famiglia, nelle scuole o in altre istituzioni religiose o meno. Dico dovrebbe perché, ahimé, a volte ciò non accade. Non ne faccio una colpa ai genitori, del resto mia nonna (santa donna) mi dice sempre: è capace di fare il genitore chi di figli non ne ha (detta in dialetto ovviamente). Purtroppo ci sono casi in cui, nonostante gli immensi sforzi di genitori, parenti e istituzioni i figli prendono una strada sbagliata. Sono i rischi che si corrono in una società che, oltre a soffrire a causa di una crisi economica, soffre per un'acuta crisi dei suoi princìpi di base.


Matt - Il Locandiere

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